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Albert Einstein sosteneva che scegliere in quale universo vivere, benevolo o malevolo, è la nostra scelta esistenziale fondamentale. Una scelta che ognuno deve compiere per se stesso.

Appello di un giovane studioso
1933 – Einstein a Santa Barbara, California

Tradurre questo nella vita di ogni giorno significa studiarsi e lavorare su di sé, distinguere ciò che si è da ciò che non si è, mettere la propria essenza al centro, fare della propria passione e del proprio talento la pietra angolare della propria vita.
Ma è anche essenziale mettere tutto questo in relazione a qualcosa di più grande di sé, altrimenti si rischia di sviluppare solo una volontà forte. Forte, ma non saggia e nemmeno buona.

Pensavo a questo, ieri, tenendo tra le mani L’evoluzione possibile dell’uomo, il libro fresco di stampa di Mauro Ventola, un giovane e originale pensatore che, dal canto suo, ha fatto una scelta precisa. Ha deciso infatti di servire le persone, fornendo idee e modelli per la trasformazione personale e l’evoluzione cosciente.

Mauro, quasi due anni fa, mi ha chiesto di scrivere l’introduzioneAppello di un giovane studioso a questo suo libro. E io ho accettato con enorme piacere, perché mi ha particolarmente coinvolto leggere un lavoro così profondo e autentico da parte di un giovane.
Sono stato toccato, inoltre, dal fatto che il ricavato dalle vendite andrà a finanziare future pubblicazioni sui temi dello sviluppo della coscienza, dando spazio soprattutto ad altri giovani autori.

L’evoluzione possibile dell’uomo è un incisivo e profondo saggio sull’autoconsapevolezza, qualità fondamentale per affrontare il cambiamento che il mondo ci sta chiedendo, e vivere nel flusso.
Quella che stiamo attraversando, infatti, non è una crisi di passaggio, ma una crisi ecologica, economica e di valori, che per essere superata deve passare attraverso un grande cambiamento. Un cambiamento da parte di noi tutti, un vero cambiamento interiore, perché quello che siamo dentro si riflette inesorabilmente anche all’esterno e crea la nostra realtà.
Ma un vero cambiamento interiore può venire solo dalla Consapevolezza.

Il libro di Mauro Ventola sintetizza in modo significativo ciò che grandi saggi come Assagioli e Maslow avevano delineato, anticipandone la necessità.Appello di un giovane studioso
L’autoconsapevolezza è il risultato del lavoro che ognuno di noi deve fare – entrando in contatto con tutte le parti di sé, integrandole e dirigendole fino a toccare la propria essenza – per progredire in modo creativo e sano per se stesso e per il mondo.
Proprio come accade a un imprenditore che, guardando ai propri collaboratori come parti di sé, li integra e li coinvolge, rendendoli sempre più partecipi del progetto. In tal modo rafforza l’impresa e, al contempo, la rende un elemento creativo e vitale anche per il contesto geografico e culturale in cui è radicata.

Appello di un giovane studioso
Roberto Assagioli

Questo scritto evidenzia anche le inestimabili risorse di quell’Atto di Volontà di cui Assagioli ci ha parlato con la sua opera postuma e che ci ha lasciato come impegno per la Psicosintesi del futuro: il progetto volontà.
È un tema che mi sta particolarmente a cuore. La volontà “buona” attiene a una dimensione interiore in cui siamo consapevoli di noi stessi, delle nostre potenzialità, dei nostri limiti e della possibilità di superarli. Ed è solo accogliendo tutto questo che possiamo muoverci verso le vette più alte che ci è consentito raggiungere.

È un lavoro difficile e faticoso, ma estremamente affascinante e gratificante. Per quanto mi riguarda, lo affronto ogni giorno cercando di “camminare il cammino”, osservandomi e prendendo atto di come certe energie talvolta abbiano ancora la meglio su me stesso.
Una sfida continua, che si ripropone quotidianamente anche nel realizzare con lucidità che il lavoro di allargamento della coscienza è costante e infinito come la coscienza stessa.

Ora lascio spazio a Mauro Ventola. Sarà lui infatti, nell’articolo che segue, a presentarvi il contenuto del suo libro con la passione che lo contraddistingue.

Niccolò

 

 

Il Progetto Volontà e la missione del nostro tempo

 

La mia passione per la Psicosintesi si fonda sul fatto che è una delle poche discipline di lavoro interiore, che considera l’uomo – e la sua possibile evoluzione – come un sistema aperto, e al tempo stesso è aperta a nuovi contributi.
La gioia vitale che viene dal concepire l’uomo come un essere aperto, è la stessa che ci conduce al ‘reame di possibilità’ di concepire un uomo capace di incorporare e di assumersi fino in fondo l’impegno della missione del proprio tempo. Un altro punto di enorme valore della Psicosintesi, è infatti quello di ‘includere e trascendere’ alcuni temi cari all’esistenzialismo.
E nonostante la dichiarazione di una ‘pura coscienza’ nell’uomo, in questa visione noi diventiamo autoconsapevoli non da soli, ma in una dialettica costante con la realtà. Diventiamo noi stessi in questa situazione, in questo momento.

Alberto Alberti, in alcuni suoi importanti scritti, ha proprio definito l’uomo come un «esser-ci» – parola chiave in tutte le visioni esistenziali sulla natura umana. Cioè «non un osservatore astratto e distaccato dalla vita, bensì un essere che c’è, un soggetto vivente, ancorato alla realtà, una presenza viva e vitale che esiste di fatto, che sperimenta la vita e s’immerge concretamente nelle sue esperienze». In altre parole, noi diventiamo pienamente umani nelle situazioni che viviamo.

Appello appassionato di un giovane studioso
Martin Heidegger, ‘Hütte’ (Hut) in Todtnauberg, Black Forest, Germany, Ph. Digne Meller-Marcovicz

Ma quando parliamo di apertura, possiamo spingerci ancora più in là. L’apertura è tanto l’essenza del nostro essere quanto del nostro divenire. A questo riguardo il grande filosofo tedesco Martin Heidegger ha scritto che l’uomo è una radura (Lichtung), uno spazio in cui le cose accadono.
Una radura può essere più o meno vasta, più o meno pulita, più o meno luminosa; più o meno aperta all’Essere. Da questo punto di vista il cammino e la promessa che tutti noi condividiamo – di passare dal molteplice all’uno, è un cammino che ci promette, attraverso l’impegno, di diventare delle radure più luminose. Non solo per il presente; ma anche nel senso importantissimo di riuscire ad ospitare in noi stessi il futuro – sotto una nuova luce.

In quanto essenziali radure, il nostro compito è decidere come le cose accadono e accadranno, ed in questo senso siamo responsabili del nostro futuro. E se, come molti di noi hanno scoperto, è la volontà ciò che ci permette di scegliere, e allora siamo responsabili di un atto di volontà fondamentale: la scelta di vivere in un universo benevolo – e quindi di consegnare alle generazioni che verranno un futuro che supporta e onora i valori della vita – o se vivere in un universo malevolo.

Appello di un giovane studioso
Einstein in vacanza

È quella che Albert Einstein ha chiamato «la scelta fondamentale di ogni uomo».
È una scelta intima, che possiamo volere solo dal Centro, ma è una scelta che riguarda non solo noi stessi. Nel compiere quest’atto di volontà, scegliamo indirettamente anche per il mondo intero. Così come un uomo che si ubriaca su una strada, trasmette ad un bambino che lo guarda la sua implicita definizione di cosa significa essere umano per lui.

Ma come anticipavo, la Psicosintesi include e trascende alcuni temi dell’esistenzialismo. Include, poiché si fonda sui suoi temi principali come l’identità, i valori, le decisioni, la libertà e il futuro. Ma al tempo stesso rappresenta un esistenzialismo che dice «Sì» alla vita, piuttosto che «No».

E come noi non possiamo non scegliere, perché anche una non scelta è una decisione, così noi in quanto soggetti di volontà non possiamo non volere, perché anche un rifiuto della volontà la presuppone. Il «No» alla vita, è comunque un atto di volontà. Al contrario il «Sì» pieno alla vita conduce al reame di possibilità che manifesta la sua Chiamata Individuale.

Ma non abbiamo solo una Chiamata Individuale; abbiamo anche una Chiamata Collettiva – la missione specifica del nostro tempo. E credo che uno dei compiti principali della nostra generazione – e per generazione intendo tutti i vivi di un particolare momento storico, e quindi apparteniamo alla stessa generazione – sia quella di abbracciare strettamente il nostro destino e il futuro della nostra epoca. Se, come sappiamo, diventiamo noi stessi nelle sintesi con la vita e con il mondo esterno, in questa epoca complessa in trasformazione c’è qualcosa di profondo che ci Chiama, e a cui occorre una risposta non solo per il mondo, ma anche per non perdere noi stessi.Appello di un giovane studioso

Noi sappiamo che possiamo avvicinarci alla Chiamata della nostra vita tramite due grandi forze: la disperazione o l’ispirazione. Entrambe le forze sono fondamentali, possono aiutarci a destarci dal sonno della coscienza, e a trovare la nostra «strada con un cuore». Ma trovarla non basta, se il lavoro si espande oltre noi stessi occorre comunicarlo. E fin dal primo momento in cui ho cominciato a declinare nella realtà l’intento di comunicare queste scoperte ai giovani della mia generazione – soprattutto ai più dotati – ho compreso fin da subito la necessità di cercare e individuare nuove forme, nuovi linguaggi adatti a questo specifico tempo.

Io credo che i giovani della mia generazione (stavolta uso questo termine nel senso convenzionale) non soffrano tanto di un ‘vuoto di significato’, come credeva Viktor Frankl per la sua epoca e la sua generazione, ma di un vuoto ontologico, di un vuoto dell’essere.Appello di un giovane studioso
Molti di loro avvertono una nostalgia esistenziale, l’esperienza che ‘qualcosa manca’, qualcosa che resta sempre indefinito, poiché a mancare è l’esperienza della propria identità e della propria vita, della propria specifica Chiamata e la relativa consapevolezza del proprio «posto nello schema».

E proprio per questo, credo che la Psicosintesi possa offrire risposte fondamentali, ed essere un’utile guida. Per farlo, però, sono certo che sia indispensabile creare un canale tra le nostre generazioni, connettendo passato e futuro in una danza coreografica capace di nutrire le nostre essenze in un mondo di impressioni che nutre le nostre personalità, e che sappia rispondere ai problemi più urgenti ed importanti del nostro tempo.

E relativamente a questo punto, Roberto Assagioli ha lasciato esplicitamente aperto un progetto in particolare per le generazioni del futuro: il «Progetto Volontà».
Assagioli ha scritto:

«Il programma (…) può essere ampliato e modificato. È la base per un lavoro futuro che può fruttare enormi ricompense»

Uno dei più grandi paradossi del mondo in cui sono nato – e in particolare di questo preciso momento – è che noi non siamo in crisi perché non abbiamo le tecnologie esterne per risolvere i nostri problemi. Noi siamo in crisi perché non abbiamo i poteri interiori sufficienti per farlo. E più in particolare non abbiamo la volontà di applicarli in un senso più buono, audace e profondo di quanto siamo riusciti a fare finora.
In altre parole, ciò che manca a legare i nostri poteri interiori è la volontà, e soprattutto il suo aspetto buono. Per questo sono convinto che il «Progetto Volontà» possa rispondere davvero, e profondamente, alla missione del nostro tempo.

Questo libro nasce dal confronto aperto con centinaia di giovani della mia generazione e dopo aver a lungo riflettuto su come rispondere all’emergenza spirituale e al «vuoto ontologico» di questi ultimi.
È concepito come una ripresa concreta del Progetto Volontà, e in particolare vuole offrire un ‘contesto’ all’interno del quale lo sviluppo dei poteri interiori – e in particolare lo sviluppo di una volontà integrale e le sue ricerche – possano essere naturalmente percepiti come un lavoro contemporaneamente urgente e di valore.
Le idee che in-formano questo contesto sono molto semplici:

1 Tu puoi fare la differenza
2 Scegli di vivere in un mondo io e te, piuttosto che io o te
3 Trova e accetta il tuo scopo nobile (o la tua Chiamata)

Queste idee vogliono proprio valorizzare i tre aspetti fondamentali di una volontà integrale: forte, buona, Appello di un giovane studioso saggia.
Costituiscono un tentativo di raccontare un’altra storia, un’altra mitologia in grado – stavolta – di supportare la Vita e una volontà in grado di dirle Sì – Sì due volte.
Joseph Campbell, allievo di Jung e fondatore del modello del Viaggio dell’Eroe, alla fine della sua vita affermò che la più grande sfida del nostro tempo è quella di offrire una nuova «cosmologia», in grado di dare all’uomo una nuova visione di se stesso e del suo «posto nello schema».
Una nuova mitologia vitale, in grado di farci uscire dal quadrato della mente duale e di farci accedere al cerchio – l’esperienza della vita.

«La gente sostiene che stiamo cercando solo di dare un significato alla nostra vita. Io non credo che ciò che cerchiamo davvero sia questo. Quello che cerchiamo è piuttosto l’esperienza di essere vivi. Così che le nostre vite fisiche abbiano risonanza interiore, e ci facciano provare il rapimento del vivere». – JOSEPH CAMPBELL

Il mio libro è nato da questo impegno, da una serie di vite che si sono incrociate, e da una serie di atti di volontà congiunti.
La sua pubblicazione è stata finanziata tramite una raccolta fondi organizzata in una serie di conferenze gratuite tenute dal sottoscritto in una serie di Associazioni sul territorio di Napoli che si occupano dell’evoluzione della coscienza.
L’altra notizia è che una delle condizioni di questa pubblicazione è che l’intero ricavato di questo saggio verrà dedicato alla costituzione di un Fondo della casa editrice che lo ha pubblicato, Iemme Edizioni, destinato a finanziare future ricerche sui temi dello sviluppo della coscienza, dando spazio primariamente ai giovani.

Come dicevo all’inizio, la Psicosintesi può essere vista come un insieme di idee, di principi e di impressioni, che ci conduce a dire di «Sì alla vita» – in un mondo di impressioni progettato per dire «No».
E il Sì alla vita, come mi ha spiegato di recente un anziano Professore universitario di filosofia esistenzialista deve essere un Sì particolare:

«Sì, Sì alla vita. – Ha detto letteralmente questo professore – Due volte Sì. Perché non basta dire Sì alla vita una volta. Perché poi la vita, come dire, è ‘fetente’: cioè nel senso che si ripete, e mostra i suoi aspetti negativi. Allora alla vita bisogna saper dire di Sì due volte. Anche quando ritorna il peggio. Perché è proprio lì che si può operare una rottura, selezionarlo, e fare in modo che ritorni sotto un’altra modalità».

E forse il professore, non volendo, ha fatto riferimento a una serie di temi cari alla Psicosintesi: la disidentificazione (la «rottura»), la scelta («selezionarlo»), ma soprattutto all’idea che il primo atto di una Appello di un giovane studiosovolontà pienamente umana è «voglio volere», come ha scritto Assagioli in una delle sue ultime lezioni sulla volontà.
Un’affermazione che presuppone il Sì alla vita, la scelta di un universo benevolo. Arrivare a dire «Voglio Volere» è l’inizio e la fine di questo progetto. E allora in questo caso la nostra responsabilità è davvero grande, perché svegliarsi significa incorporare un atteggiamento, dei valori, ma soprattutto «prendere una posizione» verso la vita, che oggi è davvero contraria a quella assunta dalla gran parte delle persone. E in questo senso il nostro compito è estremamente vasto; è immenso.
Un compito che fa tremare la gran parte di noi, e richiede una immensa fiducia e quel coraggio esistenziale di cui parla Rilke in una sua straordinaria poesia:

«Again and again in history
some special people wake up.
They have no ground in the crowd
and move to broader deeper laws.
They carry strange customs with them
and demand room for bold and audacious action.
The future speaks ruthlessly through them.
They save the world».
– RAINER MARIA RILKE

Appello di un giovane studioso«Ancora e ancora una volta nella storia/alcune persone speciali si svegliano/Non hanno terreno sotto i piedi/ ma emergono in accordo a leggi più vaste./Portano strani costumi con loro, e chiedono spazio per un’azione coraggiosa e audace./Il futuro parla brutalmente attraverso di loro./Loro salvano il mondo». – RAINER MARIA RILKE

Ed è proprio qui che il Progetto Volontà e in generale la nozione di volontà fa la differenza. Dobbiamo ricordare che non possiamo non volere, che «restassimo anche muti e quieti come sassi, la nostra passività sarebbe ugualmente un’azione».
Se ogni cosa conta, se ogni cosa ha un posto, alla fine i nostri atti di volontà non possono non fare la differenza in un modo o nell’altro, poiché «ogni nostra parola ha degli echi, ogni silenzio anche».

Mauro Ventola

Appello di un giovane studiosoMAURO VENTOLA si è specializzato in PNL, ed è stato nominato “Licensed Trainer of NLP” e “Neuro Linguistic Coach” dalla National Federation of Neuro-Linguistic Programming (Florida – USA).
Negli ultimi anni ha collaborato attivamente con l’Istituto Italiano di Psicosintesi, ed è membro del Gruppo Studi e Ricerca di Psicosintesi. Lavora come agente di trasformazione e come coach con singoli individui, piccoli gruppi e team.

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2 comments
  1. Imma says:

    Mauro è un talento , una vera “forza ” e grandissima promessa per tutti noi , come già qualche anno fa gli dissi di persona dopo averlo conosciuto di persona al ns centro di psicosintesi di Avellino . Soprattutto è un “grande ” ragazzo con un ” grande ” futuro .

    • Niccolò Branca says:

      Sono d’accordo con te, cara Imma: dietro le parole di Mauro c’è uno spessore e una consistenza che allargano il cuore e lasciano ben sperare per il futuro di tutti.
      Un caro saluto

      Niccolò