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Durante il convegno Il Benessere dell’Anima ho avuto modo di fare un lungo intervento dal palco del Palacongressi, intervistato dalla giornalista e blogger Assunta Corbo.
Qui sotto ne riporto solo una parte, perché quel colloquio ha toccato anche temi che molti di voi, avendo letto il mio libro Per fare un manager ci vuole un fiore, già conoscono.

Condivido con voi anche le foto e, in fondo all’articolo, il video del mio intervento.
Chi comunque fosse interessato, può leggere il testo completo dell’intervista cliccando qui.

Assunta Corbo si occupa di giornalismo costruttivo. Il suo blog è That’s Good News e ha scritto il libro “Dire, Fare, Ringraziare”, che è molto bello. Contiene anche degli esercizi e un diario della gratitudine.

Niccolò

345789111213141516171819Sogno Niccolò Branca

PARTE DEL MIO INTERVENTO AL PALACONGRESSI DI RIMINI 14-16 MAGGIO

DOMANDA: Lei ha avuto tante intuizioni nel corso della sua carriera. E l’intuizione si sviluppa con la spiritualità.

RISPOSTA: Sì, credo proprio di sì. Teilhard de Chardin, un grande mistico del passato – e non solo lui – parlava della noosfera. Una dimensione sopra di noi a cui possiamo attingere per avere delle intuizioni. Se ci si apre all’Universo, questo ci aiuta. L’importante è essere aperti, sapere ascoltare, sapere vedere. A volte si va dal fruttivendolo senza intenzioni, e lui può darci la risposta a un problema.

DOMANDA: C’è una frase all’interno del suo libro che riguarda la relazione con il denaro. Lei scrive che “Il denaro non è lo sterco del diavolo”. Perché c’è questa credenza in effetti.

RISPOSTA: Sì, quella è stata una provocazione. Noi abbiamo una mente dualistica, dicotomica, e non abbiamo una visione olistica. Come possiamo dividere l’energia dalla materia? Se si toglie l’energia, la materia muore. E così anche il denaro è energia, è una fonte importante della nostra vita. Ciò che conta è il rapporto che noi abbiamo col denaro e come lo usiamo. Io credo che qualunque professionista, artigiano, piccolo imprenditore debba giustamente perseguire un ritorno. E’ necessario uscire dalla dicotomia secondo cui le aziende che producono profitto sono cattive e le altre sono buone.
Rathenau, padre dell’economia renana, disse agli azionisti della sua Società: “Io non sono qui per dare utili a voi ma per fare navigare il battelli sul Reno”. Noi siamo figli di questa dicotomia, dividiamo guadagno e lavoro, scienza e tecnica, mistica e religione. Non abbiamo una visione olistica, totale. Invece se un’azienda persegue un ritorno può pagare lo stipendio ai dipendenti, e quegli stipendi consentono di mandare i figli a scuola e creare benessere. Inoltre le aziende possono così investire in sviluppo, ricerca e innovazione: l’azienda come un organismo vivente, perché è formata da tante anime, da tante cellule. Questa mattina abbiamo imparato che se si ammalano delle cellule l’organismo si ammala.
Anche le tasse sono un elemento importante: noi paghiamo più di 80 milioni all’anno di tasse, che è un modo per ridare soldi alla società civile.
E quindi dobbiamo perseguire un ritorno in due modi: uno nel rispetto dell’ambiente, l’altro nel rispetto delle persone. A quel punto possiamo costruire qualcosa di buono per molti.

DOMANDA: Grazie. Questo è un messaggio molto bello. Ora vorrei affrontare con lei il tema della gratitudine di cui abbiamo parlato molto anche con Deepak Chopra. Mi piacerebbe sapere quanto è fondamentale nella sua vita e quanto faccia la differenza anche nelle scelte che si fanno.

RISPOSTA: La mattina quando mi sveglio la prima cosa che faccio sono dei respiri, e poi vedo come la mente si mette subito in moto. È un torturatore che inizia a parlare. D’altro canto con la respirazione faccio silenzio e osservo la non mente. Il secondo atto è quello della gratitudine verso la vita, qualunque sia la giornata, anche se ho dei problemi grossi. Credo che la vita sia il dono più prezioso che ognuno di noi ha e non ce ne rendiamo abbastanza conto. È un regalo enorme. Devo essere grato perché oggi sono un’altra persona ed è come se rinascessi di nuovo.
Ultimamente per una scelta personale, non di lavoro, sono stato a Katmandu, a Parvi, e ho visto la miseria in manifestazioni veramente toccanti. Mentre ero lì mi sono accorto di quanto poco ci rendiamo conto della fortuna, per esempio, di essere nati in Italia. Noi abbiamo veramente tante cose di cui essere grati, in primis la vita.

DOMANDA: Ci sono altre abitudini che ci vuole raccontare e che fanno parte della sua quotidianità?

RISPOSTA: Cerco di alimentare e mettere in moto la presenza. Il rapporto mente-corpo è un miracolo di unione, una fusione che si avverte anche semplicemente facendo la doccia. Pratico poi la meditazione che cerco di portare all’esterno, vedendo ad esempio il percorso verso l’ufficio ogni volta in maniera differente. Anche noi cambiamo ad ogni istante, e altrettanto il tragitto. Cerco di respirare ed essere presente per arrivare in ufficio non stressato ma ben disposto.
Poi metto sul cellulare degli appuntamenti falsi che ogni ora, ogni mezz’ora mi danno un’allerta. Questo è lo stop, l’appuntamento con me stesso: mi guardo e mi chiedo se sono presente, consapevole.
Alla sera quando torno a casa faccio un’altra meditazione, che è la più impegnativa.

DOMANDA: Anch’io uso una mindfulness bell con lo stesso scopo e funziona. Questa mattina poi abbiamo visto con Richard Romagnoli che in sala ci sono tanti sognatori. Tante persone che sognano di realizzare un progetto anche di lavoro. Qual è il consiglio che possiamo dare a queste persone per concretizzare?

RISPOSTA: Di solito non voglio dare consigli perché non mi sento all’altezza di farlo. Posso invece trasmettere delle esperienze. Io credo che sognare sia fondamentale, è il sale della vita. Però bisogna essere anche molto pratici, e quindi, per far sì che si realizzi il sogno, occorre analizzarne la fattibilità.
Dico sempre anche alle persone che lavorano accanto a me che la strategia è fondamentale, è lo Yin. Però è necessario anche lo Yang, perché senza il versante pratico non riusciremo a formare il Tao, a portare a termine i progetti. Bisogna sempre sapere come mettere in pratica il sogno, anche visualizzandone i vari aspetti e le difficoltà, e avere molto chiaro dove si vuole andare. Se ognuno di noi ha in mente il porto dove approdare, pur avendo contro onde alte e mistral, e anche dovendo fare numerose virate, è possibile arrivare. Se non ho chiaro il porto, non riuscirò mai a condurre la barca al giusto approdo.

DOMANDA: Il suo libro Per fare un manager ci vuole un fiore contiene secondo me un messaggio molto importante, ed è ‘si può fare’. Si può fare a diversi livelli e in qualunque momento, anche adesso. Vogliamo concludere con un messaggio che abbia questa motivazione?

RISPOSTA: Sì, si può fare tutto, e la fiducia è essenziale. Se uno accetta le proprie responsabilità e quindi non dà colpe agli altri sapendo che è lui il fautore della propria vita, può diventare un artista della propria esistenza. Se si capisce la legge di causa-effetto, si sa che a ogni azione che si compie seguiranno degli effetti. Tra la causa e l’effetto c’è un sorgere, ed io sono lì. La vita mi manda degli stimoli, e io posso reagire in preda alle emozioni e ai miei condizionamenti oppure posso agire in quello spazio tra stimolo e azione. Lì ci sono io.
La vita ci pone delle sfide pesantissime, io per esempio quando uscii tre anni fa dalla sala operatoria fui dato per morto. Però se ci si riconnette con questa fiducia essenziale, la vita di dà tutti gli strumenti per potere tenere testa alle sfide.
Le sfide per tutti noi aumentano, i cambiamenti sono sempre più repentini: ecco perché è molto importante sviluppare l’autoconsapevolezza per affrontare le sfide, e grazie a questo atteggiamento potremo anche crescere a livello personale.
Io sono in crescita, continuo a fare tanti errori e il fatto di essere consapevole degli errori mi suscita amore e compassione per le persone che mostrano ostilità nei miei confronti. Io che faccio questo percorso di meditazione da ventisette anni ho ancora dei moti di aggressività e di invidia: chi non ha questo strumento a maggior ragione non va giudicato.

DOMANDA: Grazie per le sue parole, messaggi, ispirazioni. È stato un grande dono da parte sua, è un’esperienza di vita che può essere utile e non è neanche così complicato portarla nelle nostre esistenze. Ci vuole costanza, fiducia e allenamento alla spiritualità. Grazie ancora.

MODY ACAMPORA: Grazie Niccolò, la sua storia è un esempio di grande ispirazione perché si possono realizzare i progetti professionali mantenendo intatta la propria anima e portando avanti la ricerca spirituale.

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