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Il sito Tarallucci & Vin intende raccontare il meglio della produzione italiana in fatto di cibo e di vino. ll gruppo di giovani che lo gestisce guarda però all’enogastromia in modo ampio, coinvolgendo anche l’apporto che questa dà a molte sfaccettature della cultura umana.
Tra le sue rubriche, è stata una piacevolissima sorprese leggere questo interessante articolo di Simona Martini su Niccolò Branca e il suo modo di fare imprenditoria.

Il Fernet diventa zen. A tu per tu con Niccolò Branca –  di Simona Martino

Doveva essere un’intervista, quella con Niccolò Branca, Presidente e Amministratore delegato della Holding del Gruppo Branca International S.p.A, e invece è stata una lezione, non di management come mi aspettavo ma di vita, di come il cambiamento interiore può trasformare il modo di fare imprenditoria. Ospite della X edizione dell’Arte della Felicità, il festival napoletano di filosofia e spiritualità, ideato da Luciano Stella e Francesca Mauro, Branca ha raccontato la sua svolta aziendale attraverso un lungo percorso di rinascita meditativa.

Un’esperienza che ha descritto nel libro Per fare un manager ci vuole un fiore. Come la meditazione ha cambiato me e l’azienda edito da Mondadori, in cui parla di economia della consapevolezza, di trasformazioni, intuizioni e scelte. Il filo conduttore è la meditazione, disciplina che pratica da 24 anni e che è diventata un vero modello organizzativo in cui l’azienda è concepita come una “rete”, un organismo vivente basato sul concetto di auto consapevolezza: nella produzione, nel rispetto dell’ambiente, delle persone, delle risorse, del profitto. Sotto la sua Presidenza, al timone dal 1999, vengono introdotti: un codice etico, il bilancio ambientale, un Organismo di Vigilanza di controllo interno, un sistema di gestione della qualità, sicurezza alimentare e salute sul lavoro. Branca espone un vero e proprio modello pratico, non solo teorico, di prosperità collettiva che si ispira a un umanesimo integrato. Il suo codice etico, contro lo sfruttamento minorile, delle donne e del terreno, e nel rispetto dell’ambiente, è il fulcro del suo messaggio imprenditoriale.

È fondamentale la circolazione di informazioni, che tutti sappiano e siano informati di quali sono gli obbiettivi e le strategie aziendali per attuare il passaggio da una logica del potere a una logica della responsabilità.
spiega Mister Branca

A colpire è il suo sguardo sereno che si intravede da quell’occhiale tondo mentre racconta con fierezza e passione di una managerialità sana, di un produrre profitto senza smettere di partecipare a quel grande sistema che è l’ambiente, l’uomo e il tempo.

Quando la natura si mescola con il fare dell’uomo per creare cose buone
così Branca comincia a parlare del suo Fernet, simbolo di prodotto italiano, apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo (prodotto più venduto 2013) con sei milioni di bottiglie di liquore che escono dalla sua fabbrica nel milanese. Erbe e radici provenienti da 4 continenti per una ricetta che non ha subito trasformazioni, negli ingredienti come nel dosaggio.

E ancora parla del suo gioiello in bottiglia, della sua storia centenaria (Fernet Branca dal 1845), della conduzione familiare, dell’aquila sull’etichetta, della botte-madre da 840 ettolitri conservata al centro della fabbrica. Un mercato mondiale coperto dalla produzione milanese che solo la fornitura delle Americhe ha richiesto un’altra fabbrica, aperta in Argentina. “Il Fernet ha un grande successo in Argentina. “, dice orgoglioso il Presidente, “Viene mixato con la Coca Cola e lo chiamano il Fernandito. Nel resto delle Americhe lo miscelano anche con Ginger Ale o Angostura, a testimonianza della versatilità del prodotto.”

Branca ci invita dunque a pensare, a riflettere su un’economia nuova, consapevole, ci porta ai valori di un capitalismo sano in sintonia con l’equilibrio di chi è andato in cerca di se stesso, di chi si è messo in discussione ed è partito per l’Oriente per cercare risposte, offrendo soluzioni tra le tempeste della crisi.

Simona Martino

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