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Che relazione ci può essere tra il concetto di interdipendenza e una ciminiera?
Tutto è cominciato alla fine dell’anno scorso, con una semplice riflessione sulla ciminiera di cemento che sovrasta il nostro stabilimento di Milano.

Questo manufatto così comune nell’architettura industriale, ha davvero notevoli dimensioni – pensavo – perciò finisce con l’avere un innegabile impatto nello skyline della città.
E allora, perché non fare in modo che si noti soprattutto per la sua bellezza e non solo per la sua imponenza? Perché non offrire ogni giorno un tocco di colore e di gioia ai cittadini che guardano nella sua direzione? È così bello, aprendo le finestre al mattino, iniziare la giornata con un sorriso ed esprimere la propria gratitudine di essere al mondo…

Questo è stato il pensiero iniziale che ha mosso tutto e, nel giro di qualche settimana, la nostra ciminiera si è trasformata in una straordinaria opera di street art.
Oggi, con i suoi 55 metri, è il murale più alto d’Italia e uno dei più alti d’Europa.

La sua decorazione è stata affidata al collettivo milanese Orticanoodles, duo di street artist di fama internazionale originari del quartiere milanese dell’Ortica.
L’opera guarda alla tradizione riprendendo elementi storici della comunicazione Branca ma, nel tipico stile della street art, uno dei linguaggi artistici simbolo della contemporaneità, ne accentua l’intensità dei colori.
Un continuum tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, che si rivela anche nella tecnica di decorazione utilizzata, lo “spolvero”: lo stesso spolvero che utilizzava Michelangelo nel 1500.

Ma il progetto è anche un’opera di pittura collaborativa. Tutti i dipendenti, infatti, hanno contribuito a dipingere le radici colorate che sul muro sottostante la ciminiera arrivano fino a terra, firmando l’opera e aggiungendovi delle scritte.
Mi ha fatto enormemente piacere vedere tutto questo. Il risultato simboleggia fortemente il significato dell’interdipendenza, perché è proprio dalla tenacia, dall’entusiasmo e dall’intreccio delle azioni di noi tutti che nasce l’energia vitale dell’azienda.

Credo fermamente nel valore dell’interdipendenza. Ognuno di noi è legato a tutto il resto

Se guardo un bicchiere di Fernet Branca ci vedo dentro l’universo. Ci vedo la pioggia, il sole, le nuvole, il vento, le stelle, la luna, le stagioni, la terra, i minerali, gli esseri umani che hanno coltivato queste piante, chi le ha essiccate e lavorate, chi le ha trasportate. Ciò che noi chiamiamo zafferano, aloe, mirra, cannella, contiene tutte queste sfaccettature della realtà e senza uno solo di questi elementi non esisterebbe in alcun modo.

L’incontro tra l’essere umano e la nostra particolare miscela di erba e radici dà vita a una creatività elevata e quindi all’elevata qualità del nostro prodotto. Ma simboleggia anche ogni altro perfetto incontro avvenuto nel corso del tempo tra l’essere umano e i diversi elementi che, nel mondo, hanno fatto grande l’immagine dell’italianità: arte, cultura, cibo, moda, musica, design…

Ma ecco che, dopo l’iniziale scintilla creativa, per dare concretezza al prodotto è necessario l’intervento degli operai, degli impiegati, dei cantinieri, dello specialista delle infusioni, degli addetti alle vendite, dell’amministrazione, dei fornitori, dei distributori, fino ad arrivare agli indispensabili consumatori/estimatori.
Un’azienda produce e può creare benessere per tutti grazie all’intervento di tutti.

Io stesso, se mi osservo, sono consapevole di essere al mondo perché esiste l’essere umano, il sole, la pioggia, le nuvole, la terra. E perché qualcuno coltiva e raccoglie i frutti di quest’ultima. Se non ci fosse tutto questo nemmeno io esisterei.
Ogni essere umano è la componente integrante di un tutto.

“Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora.”

Queste famose e belle parole di William Blake sottolineano la sottile ma fortissima connessione che esiste tra ogni elemento dell’universo. Dal più minuscolo, come un granello di sabbia, all’infinito.

Poche persone però ne hanno consapevolezza.
Siamo poco consapevoli di questo, perché mossi dall’Io e dal senso di individualismo che ci deriva anche dai condizionamenti culturali, e in noi italiani purtroppo è estremamente accentuato.

Per distaccarci efficacemente, dobbiamo maggiormente focalizzare la nostra attenzione sul valore del noi anziché su quello dell’Io.
Non intendo però biasimare in toto il significato dell’Io. L’Io fenomenico, infatti, è ciò che ci permette di interagire con il mondo, di sperimentare la meraviglia della realtà attraverso i sensi.
Ma dobbiamo anche imparare ad andare oltre.

Dobbiamo imparare a osservarci con aperta lucidità: posso essere così, posso avere questa vita, non perché sono più intelligente, più bravo, più astuto, ma perché c’è un’infinita cooperazione intorno a me che contribuisce a creare ciò che io sono e ciò che costituisce la mia vita.

Nessun uomo è un’isola, diceva il poeta John Donne.
Cogliendo il significato dell’interdipendenza non ci sentiremo più delle isole, ma cominceremo a entrare in un ordine di idee che contempla il rispetto per tutti gli altri e per tutto ciò che vive.

Niccolò

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