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Veri e falsi maestri: come distinguerli?

In estate si assiste a un proliferare di offerte per vacanze di rigenerazione o di crescita personale. Soggiorni yoga o di meditazione, ritiri spirituali e viaggi esperienziali, magari alla scoperta di qualche forma di sciamanesimo

Con l’arrivo dell’estate si sente più che mai il bisogno di staccare, di rigenerarsi, di trovare nuovi entusiasmi ispiratori che possano nutrirci, sostenerci e portare fresche intuizioni nella nostra esistenza.
È un fatto, del resto, che al di là della nostra storia personale e del ruolo che rivestiamo, siamo tutti accomunati da impegni e responsabilità. Così, spesso sovraccaricati da ritmi troppo stretti, fatichiamo a trovare il tempo necessario per riconnetterci con noi stessi e con i nostri desideri più autentici.
Ecco allora comparire sul mercato un proliferare di offerte per vacanze relax, di benessere, di rigenerazione, di crescita personale. Soggiorni  yoga  o di  meditazione  in luoghi pittoreschi, ritiri spirituali in monasteri inaccessibili, viaggi esperienziali in luoghi esotici, magari alla scoperta di qualche forma di  sciamanesimo .

Di fronte a questo tipo di offerte, non tutti reagiscono allo stesso modo.
C’è chi, per personale disposizione, è sempre aperto a nuovi stimoli e inaspettate sollecitazioni. In fondo – dice la sua voce interiore – la strada per la felicità si può scorgere anche percorrendo sentieri sconosciuti, dentro e fuori di noi, vivendo esperienze diverse, con occhi nuovi e atteggiamento accogliente, pur sempre con la giusta prudenza.
E c’è chi invece, prima ancora di informarsi, per eccesso di autoprotezione tende a chiudere la porta in faccia al resto del mondo. La sua voce interiore non fa che ricordargli tutte le brutte storie già emerse dalla cronaca: truffe ordite da false guide spirituali, sette religiose che avviluppano i malcapitati nella loro sfera di influenza, famiglie rovinate da continue richieste di denaro.

Sono le due facce della stessa medaglia e non sempre è facile identificare quella che ci viene presentata.
Sarà per questo che, solo nelle ultime due settimane, mi sono sentito chiedere almeno una decina di pareri su questa o quella tecnica e, forse ancora di più, sull’affidabilità di personaggi che, in campi diversi, si pongono come Maestri o come Guide.

Di solito preferisco non esprimere giudizi categorici e generici: credo che ogni situazione debba essere presa in considerazione singolarmente.
È fondamentale però fare molta attenzione, non essere mai troppo ingenui e fiduciosi riguardo alle promesse, e valutare di volta in volta, con discernimento e consapevolezza, l’autenticità di ciò che ci viene proposto.

Una scuola filosofica di tradizione millenaria, ad esempio, otterrà un riconoscimento globale e la sua storia sarà punteggiata di buone referenze disseminate in tutto il mondo.

Al contrario, dovrebbe metterci in allarme un’organizzazione un po’ oscura, magari già segnalata dalla cronaca giornalistica per i suoi introiti eccessivi o poco chiari.
Oggi, per discernere tra un caso e l’altro, siamo anche enormemente aiutati dalla tecnologia.

Per farlo, però, usiamo anche tutte le facoltà della nostra mente e del nostro cuore: solo noi, in fondo, siamo in grado di giudicare ciò che serve davvero alla nostra personale evoluzione.
Innanzi tutto: siamo certi di avere bisogno di qualcuno che ci guidi? E perché lo cerchiamo?

“La verità è una terra senza sentieri”, diceva  Jiddu Krishamurti , e aggiungeva che “essendo la verità illimitata, incondizionata, non raggiungibile da nessun tipo di strada, non può essere organizzata né si dovrebbe formare nessuna organizzazione per guidare o forzare le persone a percorrere vie particolari.”

In alcuni cruciali momenti della vita, però, è indubbiamente importante potere affidarsi a una guida. Tuttavia, nel momento in cui diventiamo passivi e dipendenti da qualcuno, la nostra crescita si blocca. Perché crescere, evolversi, corrisponde sempre alla precisa volontà di farlo.
Certo, è difficile, è faticoso e, soprattutto, è un processo senza fine. Ma è solo così che si può prendere in mano la propria esistenza e affrontare il cambiamento. Nessun maestro, del resto, sarà mai in grado di cambiare la nostra vita, al di fuori di noi stessi.

Secondo la  tradizione buddhista , un vero maestro è colui che, per tutta la vita, è alla ricerca della verità e della saggezza. Un’attitudine in netto contrasto con quella dei falsi maestri, coloro cioè che credono di sapere già tutto, e tendono a elargire la loro conoscenza in un arido rapporto a senso unico.
Questo genere di maestri è impegnato per lo più ad accrescere il proprio prestigio, e di solito trasforma la conoscenza in un privilegio cui è difficile accedere.

Un vero maestro, invece, desidera addirittura essere superato dai propri allievi. Per questo è anche in grado di infondere la fiducia in se stesso che l’allievo non riesce a riconoscere in sé ma che, una volta acquisita, gli permetterà di camminare con le proprie gambe.

Un vero maestro, quindi, aiuta l’allievo anche a trasformarsi da ricettore passivo dell’insegnamento a persona impegnata a procedere lungo il cammino dell’agire.

Ben vengano allora le vacanze estive e la possibilità che portano con sé di approfondire le tematiche che ci stanno a cuore.
Perché è indubbio che quando stacchiamo del tutto dal nostro quotidiano per un periodo, seppur breve, viviamo con modalità diverse. La mente si fa più libera e lieve, il corpo più attivo e percettivo, il cuore più aperto e fiducioso.
Senza contare che in vacanza abbiamo l’opportunità di avvicinarci a persone, luoghi, culture e tradizioni, differenti dal solito. Questo potenzia la nostra capacità di cambiare prospettiva, di aprire la mente, ridimensionare i nostri problemi quotidiani o di vederli sotto un’altra luce.

Inoltre, sia il corpo che la mente hanno periodicamente bisogno di rallentare, di fermarsi.
Nella cultura del “pieno”, del  multitasking , del tempo accelerato proporzionalmente alla quantità di attività che dovrebbe contenere, del valore umano definito in termini operativo-prestazionali, una parentesi “spaziosa” è proprio indispensabile per riposare e per ricaricarsi.
Non a caso, pensando a una vacanza paradisiaca, molti di noi immaginano l’emblematica isola tropicale, con mare turchese e cristallino, sabbia bianca fine come talco e nessun rumore a parte quello del vento e delle onde.
Sono certo che quest’immagine sia così diffusa e comune, perché in fondo ad ognuno di noi c’è un’immensa voglia di silenzio, pace e felicità.
Un desiderio di “spazio e tempo” che così spesso disattendiamo, eppure indispensabile al nostro equilibrio.
Allora, nel silenzio e nella tranquillità meditativa, potremmo accorgerci che non è necessario volare ai tropici. Basta sedersi, o camminare con presenza consapevole, per trovare l’isola paradisiaca: non fuori, ma dentro di noi.

Allo stesso modo, anche quando si ha la fortuna di incontrare un vero maestro sul proprio percorso, credo che la relazione tra maestro e allievo sia sempre e fondamentalmente un fatto interiore. Un coraggioso percorso di scoperta di sé, mai di imitazione o, peggio, di adulazione.
La scelta è sempre nostra. Ed ecco perché è fondamentale avere, prima di agire, piena consapevolezza della motivazione che ci spinge a farlo.
Nella vita tutto dipende dalla mente.
La nostra percezione della realtà, in effetti, è così fortemente influenzata dalla mente da poter affermare che tutto dipende unicamente dalla mente.

Solo noi allora possiamo osservare, di volta in volta, gli ostacoli che da soli ci creiamo con la nostra mente e che ci impediscono di realizzare una realtà interna, e di conseguenza esterna, armoniosa.

Ma tornando alla figura del maestro, per rispondere ai molti quesiti che mi sono stati posti voglio aggiungere una riflessione.
Quando si tratta di scegliere un maestro, ciò che conta non sono soltanto il suo insegnamento e la tradizione annoverata, riconosciuta e certificata da cui proviene. Sono soprattutto la sua stessa vita e la sua presenza a fornire ispirazione, a fare da guida attraverso l’esempio.

Non ci dovrebbe mai essere alcuna separazione tra il dire e il fare. I concetti e gli ideali espressi a parole devono essere quasi tangibili, e assolutamente coerenti con le azioni del maestro.

D’altra parte, proprio in questo consiste la vera sfida anche per tutti noi: mettere in pratica i principi cui ci riferiamo verbalmente, e farlo quotidianamente nella palestra della vita, del mondo del lavoro, della realtà.
Quando riusciamo a farlo, significa che siamo riusciti a dare voce al nostro maestro interiore. La nostra parte più vera, più autentica. L’unica, probabilmente, a cui affidare davvero la nostra crescita e la nostra realizzazione.

                                                        Niccolò

 

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