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25 maggio: una data di grande rilievo nel calendario argentino 

È il giorno in cui si commemora la rivoluzione che nel 1810 diede impulso alla creazione della nazione

 

L’edificio bianco che potete vedere qui sopra, e che contrasta così piacevolmente con il blu del cielo argentino, è il Cabildo di Buenos Aires.
Sorto in epoca coloniale, quando la città faceva parte dell’Impero spagnolo, di sicuro è una silhouette familiare a chi di voi ha visitato l’affascinante capitale latinoamericana, anche perché si affaccia sulla centrale Plaza de Mayo 
e oggi ospita un museo storico.
Ma perché il Cabildo è così spesso rappresentato nelle immagini celebrative della Festa Nazionale Argentina?

Proverò a raccontarvelo nelle prossime righe, probabilmente con  qualche inevitabile semplificazione che spero vorrete perdonarmi.

La “Revolución de Mayo” non fu certo un evento repentino bensì, come spesso accade nella storia, l’atto finale di un tortuoso processo iniziato tempo avanti e che, gradatamente, portò agli eventi cruciali della “Semana de Mayo”.
In effetti, i primi moti insurrezionali si manifestarono già un anno prima, ma fu soltanto nel 1810 che furono costituiti i cabildos abiertos, ovvero i consigli comunali allargati.

“Cabildo abierto” di Pedro Subercaseaux

Buenos Aires, Caracas, Quito, Santa Fè de Bogotà e Santiago de Chile attraverso i rispettivi i cabildos abiertos proclamarono decadute le autorità coloniali, vacante la corona di Spagna e crearono juntas, ovvero giunte depositarie del potere e della sovranità del popolo.
Fu così che, dopo una settimana ricca di avvenimenti, il 25 maggio 1810 si formò il primo governo creolo proprio nel Cabildo di Buenos Aires.

Da allora l’edificio è diventato uno dei simboli dell’indipendenza argentina, e il 25 maggio è diventata la data emblematica in cui si commemora la rivoluzione che, nel 1810, diede inizio al processo di creazione dello stato argentino.

Il Console Generale del consolato Argentino di Milano, Luis Pablo Niscovolos

Dopo le necessarie restrizioni dovute alla pandemia, che hanno coinciso con le ultime due ricorrenze, il 25 maggio di quest’anno il Consolato argentino di Milano ha potuto celebrare nel modo migliore il 212° anniversario della “Revolución de Mayo”.
La festa ha coinvolto le autorità locali, le associazioni argentine, i rappresentanti del settore imprenditoriale, della cultura e delle organizzazioni per i diritti umani.

Ho partecipato anch’io all’evento con grande piacere, sia per l’importanza che l’Argentina riveste per il Gruppo Branca, sia per il mio personale legame questo grande e splendido Paese.

Da sinistra: l’ambasciatore Hadil da Rocha-Vianna Console Generale del Brasile, tra la cuoca e la proprietaria del ristorante “Don Juan”, Niccolò Branca e il distributore di vini argentini “Via dell’Abbondanza”

Nel mio libro “Per fare un manager ci vuole un fiore” racconto ciò di cui io stesso sono stato testimone durante le drammatiche vicende legate al default argentino del 1999, e della decisione che la Branca adottò di non abbandonare il Paese, come allora molte aziende stavano facendo.
Scegliemmo invece di tenere la fabbrica in funzione, di non licenziare nessuno e di affrontare i problemi che stavano aumentando giorno dopo giorno.
La condivisione di queste vicissitudini, in seguito mi suggerì vari spunti per l’elaborazione dell’Economia della Consapevolezza che, all’inizio del millennio, cominciai ad applicare alla realtà aziendale.
Ecco allora che questa concatenazione di fatti, incontri, eventi, relazioni tra le persone, è ormai parte inscindibile della mia vita e di quella dell’azienda.

                                       Niccolò

Il tenore Fernando Pibernat
Il baritono Guillermo Bussolini

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