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Questo tempo ci parla

La rivoluzione spirituale e il sogno di una nuova umanità

 

Desidero parlarvi di un libro che ho appena terminato, per condividere con voi i molti stimoli che ne ho tratto. Ma, nell’accingermi a farlo, mi rendo conto di quanto sia complesso il compito che mi sono preposto.
Il libro in questione, appena uscito da TS Edizioni, è intitolatoQuesto tempo ci parla – La rivoluzione spirituale e il sogno di una nuova umanità”, ed è frutto del colloquio tra il giornalista e scrittore Mario Lancisi e Guidalberto Bormolini, il monaco fondatore del borgo TuttoèVita, sull’Appennino.

Questo tempo ci parlaE già questa è un’affermazione riduttiva, perché padre Guidalberto – che conosco da vari anni, da quando cioè mi ha invitato la prima volta a partecipare a una delle sue “creature”, il “Festival Economia e Spiritualità” – naturalmente non è solo questo, è anche molto altro.

Scrive Lancisi nell’introduzione:

Tratto distintivo dell’esperienza intellettuale, religiosa e materiale di padre Bormolini è quello dell’ecologia spirituale, che era presente anche nelle sue esperienze giovanili, dove l’impegno sociale e nonviolento si intrecciava con una visione armonica del mondo e il rispetto del pianeta.”

Un punto ben chiarito anche nelle pagine successive del libro, in cui padre Guidalberto dice:

“Tutto il creato geme. Grida verso Dio, ma grida anche verso l’umanità la sua disperazione per essere stato ferito, sfruttato, deprivato di tante risorse e deturpato di tante meraviglie. Però in profondità non è mai cessato quel canto segreto che tutto anima, udibile solo se ti poni sulla stessa frequenza […]. Le ricchezze della creazione si colgono solo quando i sensi si interiorizzano, quando si ode e si guarda da dentro anziché dall’esterno.

Teologo e docente al Master Death Studies & the End of Life all’università di Padova, Guidalberto Bormolini in passato è stato operaio in una falegnameria e, in seguito, ha continuato a lavorare il legno praticando l’arte artigianale della liuteria. Questo tempo ci parla
Oggi vive e lavora nella comunità dei
Ricostruttori nella Preghiera.
È fondatore dell’associazione TuttoèVita, che dal 2013 accoglie chi è in cerca di un senso più profondo dell’esistenza in un mondo disorientato e ferito.
Insieme ai volontari – religiosi e laici – dell’associazione di cui è presidente, sta finendo di restaurare Mezzana, un borgo in rovina e disabitato dalla fine degli anni Settanta, a mezza costa sui monti della Calvana, comune di Cantagallo, nei pressi di Prato.

Il borgo, immerso nel verde e nel silenzio, sarà ribattezzato con l’evocativo nome dell’associazione, TuttoèVita, e avrà anche un hospice per accogliere malati terminali che, oltre all’assistenza medica, riceveranno sostegno e accompagnamento spirituale.
Così quello che, soltanto qualche anno fa, poteva sembrare nient’altro che utopia, sta diventando giorno dopo giorno realtà. Come se quel “sogno di una nuova umanità”, messo in evidenza nel sottotitolo del libro, in questo caso si fosse già concretizzato.

Questo tempo ci parla

Torniamo al libro, allora. Difficile riassumerne i contenuti, dicevo, perché sin dall’inizio lo scritto si rivela un torrente di stimolanti spunti, aneddoti, citazioni, che invitano a sostare con la mente, respirare, riflettere.
Si toccano temi immensi, come la vita, la morte, la paura, la fine, l’inizio, tra i quali tuttavia padre Guidalberto – teologo e tanatologo – sa muoversi con armonia e serena destrezza, senza nascondersi dietro grotteschi eufemismi.
Il dialogo si sviluppa anche intorno al tema delle passioni, con un’interessante definizione del termine “peccato”.

“In ognuno di noi ci sono delle “potenze” che se lasciate a briglie sciolte diventano distruttive, se conosciute ed educate diventano forze benefiche per la nostra crescita. Si tratta letteralmente di dirigerle nella direzione giusta, aggiustando la mira, indirizzando tali forze verso il giusto bersaglio; si comprende così perché il termine greco dei Vangeli che noi traduciamo con “peccato” significhi letteralmente “scagliare una freccia e sbagliare il bersaglio”. Quindi la passione è potenzialmente buona, ma devi mirare giusto, mirare in Alto!” Questo tempo ci parla

E ancora:

Dobbiamo capire che le passioni sono forze preziosissime, ma se non sono educate generano inquietudine, ottenebrano la coscienza e sottraggono all’uomo pace e libertà interiori. Le passioni vanno conosciute e ben utilizzate, ma l’ignoranza impedisce di lavorare interiormente e spinge
quindi verso la schiavitù. La sapienza indiana definisce questo stato con il termine Avidya.
Significa la non-conoscenza, l’ignoranza, la cecità spirituale. Uno stato che ci impedisce di distinguere l’eterno da quello che eterno non è, il puro dall’impuro, il bene dal male. Siamo senza occhi interiori incapaci di realizzare che le cose possedute e le nostre conquiste spesso non sono il nostro vero bene.”

La conversazione tra padre Guidalberto e Mario Laccisi è intervallata da brevi “Soste” con personaggi che, di fatto, dialogano armoniosamente con i temi del libro. Ci sono gli interventi di Franco Arminio, Giovanni Caccamo, Grazia Francescato, Mario Capanna, Svamini Hamsananda Ghiri, Franco Berrino, Enzo Scotti. E c’è anche il mio contributo, alla fine del terzo capitolo.

Ma, se è vero che “questo tempo ci parla”, quali strade ci sta indicando per il futuro dell’umanità?
Nel corso delle fasi più dure della pandemia, molti avevano sperato in una nuova rinascita, umana, ambientale e sociale.  Questo tempo ci parla

“Però resta alto il rischio che nemmeno questo trauma sia sufficiente, e che il rifiuto di prendere coscienza della vita e della morte, la terribile tentazione di anestetizzarsi, possa ancora una volta prevalere.
L’umanità si trova davanti a un bivio molto più marcato di qualsiasi altro abbia incontrato dopo la Grande Guerra. Questi decenni hanno visto molti momenti critici, ma la crisi che stiamo vivendo mi sembra più profonda, perché coinvolge aspetti esistenziali decisivi”.

In un mondo in cui la metà muore ancora di fame, mentre l’altra metà si ammala per eccesso di cibo, il rapporto degli esseri umani con l’alimentazione viene esaminato nelle sue molte sfaccettature. Padre Guidalberto racconta antichi miti che, pur appartenendo a civiltà diverse e geograficamente lontane, sono legati da un comune denominatore in cui non è difficile intravedere la relazione tra i regali della natura, la divinità e gli alimenti.

Questo tempo ci parla

Poi, incalzato dalle domande di Mario Lancisi, parla del cibo che nutre il corpo, ma anche di quello assunto in modo incontrollato per placare paure, angosce, vuoti affettivi, stress, ansie sociali.

“Abbiamo rovinato tante bellezze del pianeta con comportamenti consumistici, predatori e individualisti. Si cerca la felicità là dove non c’è, e inevitabilmente i nostri sogni divengono incubi, perché cerchiamo con tutte le forze qualcosa che non sazierà mai la nostra fame più profonda; questo atteggiamento avido ha gettato l’umanità in una condizione di eterna insoddisfazione e infelicità.
Il peggiore degli incubi è dimenticarsi chi siamo, e che siamo intessuti della materia dei sogni e più di invisibile che di visibile, che ciò che conta non è ciò che abbiamo, ma ciò che siamo. E quando ce ne accorgeremo sarà forse troppo tardi”.

Questo tempo ci parla. Non possiamo più permetterci di ignorare i suoi messaggi, pur velati da contraddizioni. Ora è necessario incominciare a ripensare nuovi modelli di civiltà in ogni campo: sociale, ambientale, culturale, economico-finanziario e della salute.

“Di fronte a noi abbiamo un bivio. Possiamo andare in due direzioni se il nostro sguardo è orizzontale: più umani o più disumani. Ma se esistesse un’altra via? Il problema è che il nostro sguardo è solo orizzontale, e qui troviamo solo due possibilità. E se la via d’uscita fosse invece in prospettiva verticale? Per non finire nel vicolo cieco, che sarà la terza possibilità di chi resterà paralizzato al bivio, occorre avere il coraggio di guardare in alto e superare la condizione umana. E per fare questo occorre smettere di ragionare, e iniziare invece a sognare.”

Ma i sogni di cui parla padre Guidalberto non sono oziosi vagheggiamenti da perdigiorno. Sotto il soffio dello Spirito – sostiene – si può coltivare un grande sogno, perché non vi è più distinzione tra possibile e impossibile. Questo tempo ci parla

Un artigiano, e tale sono stato per gran parte della mia vita e continuo ad esserlo per quanto posso, sa bene che non può realizzare un buon prodotto se prima non l’ha “costruito” nella mente, se prima non lo ha “sognato”. E la qualità del risultato è direttamente proporzionale alla lucidità con cui sogni ciò che le tue mani devono realizzare.

Tutte queste convinzioni traggono origine dall’universale credenza nel potere creativo della mente umana.

Una capacità che plasma l’essere umano stesso, come insegnano le Upanishad, antiche scritture sacre indiane: «Si diventa ciò che si pensa, questo è l’eterno mistero». Questa antica sentenza mi piacerebbe ampliarla così: «Il mondo diventerà ciò che sogniamo, questo è l’eterno mistero».

E il mistero è ribadito anche nei versi dolci e impetuosi della poetessa Margherita Guidacci, che concludono il libro:

“Non obbedire a chi ti dice
di rinunciare all’impossibile!
L’impossibile solo
rende possibile la vita dell’uomo.
Tu fai bene a inseguire il vento con un secchio.
Da te, e da te soltanto
si lascerà catturare”

Un invito a non arrendersi, a continuare a sognare, a non smettere di cercare – e realizzare – anche ciò che può sembrare impossibile.

Niccolò

 

 

 

 

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