Accogliere il cambiamento


Eccoci all’inizio di un nuovo anno, tradizionalmente carico di speranze, attese e buoni propositi.
Il cambio di calendario è, senza dubbio, uno dei momenti della vita in cui siamo più propensi a osservare l’avvicendarsi delle cose. Per questo di solito ci avviciniamo all’anno nuovo con progetti, fantasie, desideri, ripromettendoci di devolvere tutti i nostri sforzi e la nostra volontà alla loro realizzazione.
Nel nostro immaginario, infatti, un ciclo si conclude e uno tutto nuovo inizia magicamente da un momento all’altro. Come se la storia – quella di ognuno di noi e quella universale – non fosse un continuum, come se esistesse soluzione di continuità tra un anno e l’altro.

Capodanno in fondo è la festa della speranza, la speranza in un domani benevolo.
Così, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, anche questa volta un istinto arcaico ha indotto moltissime persone di ogni parte del globo ad appellarsi alla buona sorte con una serie di consuetudini di antica origine.
Si tratta per lo più di rituali simboleggianti fortuna e abbondanza, perseguiti con scaramanzia anche dai più scettici. E poi l’immancabile vortice di feste, botti, brindisi e abbuffate che, proprio perché lo sottolineano, sembrano voler esorcizzare il timore di quel tenue istante che separa il passato dal futuro.

Il cambiamento, in effetti, anche quando è carico di aspettative gioiose può incutere paura. Si tratta pur sempre di avventurarsi verso l’ignoto e abbandonare ciò che è noto e sicuro. Per quanto stretto, monotono, incolore, insoddisfacente possa essere.
Per questo si guarda spesso al passato con un po’ di nostalgia e attraverso lenti colorate di rosa.

Ma ecco cosa succede. Tra positivi pronostici rivolti al futuro, qualche ansia da cambiamento e cieco attaccamento al passato, il grande assente è, ancora una volta, il presente.

È fondamentale essere consapevoli che ogni meta, ogni buon proposito che proiettiamo nel futuro, rappresenta in realtà l’ennesima costruzione mentale a cui ci aggrappiamo per evitare di vivere il momento presente. Di vivere il qui e ora, che è invece l’unica vera opportunità che abbiamo per trasformare noi stessi.

Vivere il presente è l’unica possibilità che abbiamo.
Mettendo invece troppo sforzo, tensione, contrazione nel progettare il futuro, con l’illusione che potrà essere esattamente come lo immaginiamo, spesso ci scordiamo di cogliere la grazia che il presente ci sta già offrendo.

Il cambiamento infatti non richiede un nuovo calendario per manifestarsi. Accade di continuo, ogni mese, ogni giorno, ogni ora, ogni istante.
Il cambiamento accade indipendentemente dalla nostra volontà e, non di rado, anche dalla nostra consapevolezza.
E accade da sé – senza sforzo, senza impegno – quando ci lasciamo andare, quando abbandoniamo le sovrastrutture e le identificazioni che la quotidianità propone e impone.
Non è uno sforzo mentale, ma un lasciare fluire liberamente. Ogni cosa segue spontaneamente il suo corso, proprio come fa l’acqua di un ruscello.

Quel che possiamo fare però è abbassare le difese, le resistenze, le barriere, e mettere a disposizione le nostre energie affinché tutto ciò possa fluire al meglio, affinché la nostra essenza più profonda possa sbocciare.
Allora, nella totale presenza e nella consapevolezza, saremo sempre più in grado di abbandonare ogni pretesa di previsione, ogni smania di controllo, lasciando che sia la Vita stessa a plasmarci con il suo fluire, momento dopo momento.

Niccolò Branca