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“Se ho tutta la fede per spostare le montagne, ma non ho l’amore, non ho niente” dice l’Apostolo Paolo. Da qui prende le mosse “Io amo”, il notevole ultimo libro di Vito Mancuso di cui vi voglio parlare oggi.
Il noto teologo italiano, docente universitario ed editorialista del quotidiano La Repubblica, ha la straordinaria capacità di spiegare con parole semplici i concetti più profondi e complessi. Per questo ha sempre suscitato grande attenzione nel pubblico e le sue opere sono tradotte in molte lingue.

Da dove viene l’amore, quel sentimento “che introduce il caos nel sistema ordinato dell’individuo”, quel “qualcosa di inaspettato e doloroso, di imprevisto e non voluto, e soprattutto tale da sconvolgere e rivoluzionare l’esistenza”?
In “Io amo” l’amore è visto come forza cosmica primordiale che tende all’espansione, come centro di gravità cui l’essere umano aspira per identificarsi e diventare a sua volta centro di gravità degli altri (amare ed essere amati).
La passione amorosa è invece la chimica che ci sconvolge a livello biologico, che diventa attrazione per l’altro nella sua interezza di corpo e interiorità complessiva.

Chi è colpito da Eros compie una trasfigurazione della realtà, che riempie l’oggetto amoroso di fascino. Nell’amore, infatti, ci sentiamo investiti da una perturbazione, pur tuttavia “senza essere toccati da nulla di materiale ma solo dall’energia di uno sguardo”. Un’onda che si propaga e ci avvolge. Una sorta di magnetismo che ci spinge verso l’altro.

L’amore, infatti, innanzitutto si patisce – afferma Mancuso – ci porta fuori di noi, dal nostro io, dalla nostra lucidità razionale.
“Si tratta di comprendere ciò che la natura fa in noi, ovvero la dimensione passiva dell’amore, che ci strugge e domina, ma della quale “non siamo del tutto necessitati”. Per questo, come dice lo stesso autore, il libro è “il tentativo (ottimamente riuscito, aggiungo io) “di dire in poche pagine quello che non basta una vita ad imparare”.

Per riuscire in questo intento, Mancuso struttura il suo saggio su tre importanti quesiti a cui risponde attraverso una prospettiva personale estremamente affascinante.

Da dove ha origine la forza misteriosa di quel sentimento pieno di felicità, ma anche carico di timore, che chiamiamo amore?
L’amore, dice Vito Mancuso, è innanzitutto un fenomeno fisico, prima ancora che un sentimento. Qualcosa che riguarda l’intima struttura del cosmo, che è un continuo aggregarsi di elementi e di sostanze. La forza unitiva, di armonia relazionale, che li spinge ad aggregarsi è proprio l’amore e noi, come accade con qualsiasi altro fenomeno, siamo soggetti ad essa.

Come possiamo vivere l’amore nel modo più vero? Attraverso l’etica, perché solo così la nostra libertà non sarà unicamente al servizio di noi stessi, ma potrà riprodurre la medesima logica unitiva, aggregativa, che è all’origine del cosmo. E quando amiamo mettendo la passione al servizio dell’armonia delle relazioni, raggiungiamo la pienezza dell’esistenza. Perché in tal modo il nostro amore riproduce una più ampia logica cosmica tesa da sempre all’armonia relazionale.

Qual è il messaggio che l’amore porta con sé? È proprio quello del richiamo all’armonia. Più c’è armonia nella vita di una persona e più c’è adesione alla logica cosmica. Più c’è adesione alla logica cosmica e più la libertà trova senso e direzione.

Piccola filosofia dell’amore”, recita il sottotitolo del libro.
Filosofia, non teologia, perché l’amore è un fenomeno complesso, variegato, che richiede una visione molto più globale della sola teologia, e ancor più della sola teologia cristiana.
Così, per spiegare la dolcezza e la potenza di questo vento impetuoso che riesce a sconvolgere la nostra natura, Vito Mancuso utilizza esempi tangibili della vita quotidiana. Ma anche testi letterari e poetici dalla tradizione classica greca e latina, elementi della mitologia, dell’arte, della filosofia, della psicologia, dell’antropologia, del bagaglio culturale e spirituale presente nelle diverse religioni.

Il risultato è un viaggio affascinante alla scoperta del rapporto corpo-psiche-spirito, cioè tra eros (l’amore erotico), phìlia (l’amore psichico), agàpē (l’amore spirituale). Un viaggio che conduce l’autore a esaminare l’amore in tutte le sue declinazioni: dall’amore sensuale dei corpi a quello del puro sentimento, dall’amore per la natura e gli animali a quello della mistica e della spiritualità.

Il linguaggio, dice Mancuso, esprime solo parzialmente l’essenza dell’amore. L’espressione “io amo” non rende giustizia alla passione amorosa, sottolinea più che altro l’aspetto dominante dell’ego.
La forma “io mi in-namoro” rende un po’ meglio l’idea: la preposizione “in” prima del verbo “amare” parla dell’ingresso in un luogo, oppure del sorgere di una forza in noi, indipendentemente dalla nostra volontà.
L’inglese “fall in love” cadere in amore, e il francese “tomber amoureux” cadere innamorato,  sono forme verbali che rendono con particolare efficacia solo la condizione di passività dell’amore.
Soltanto la poesia (nel libro sono citati Saffo, Catullo, Il Cantico dei cantici…) con la sua capacità di “trasgressione della comunicazione”, riesce ad esprimere con pregnanza ciò la rete grammaticale non riesce a cogliere nella sua interezza.

In questo saggio di grande spessore, Vito Mancuso fa ancora riferimento alla «formula del mondo» (Logos+Caos = Pathos) su cui si era soffermato nel precedente libro, Il principio passione.
In quelle pagine considerava che il principio su cui si regge il mondo è la sintesi tra il logos, l’ordine delle cose, e il kaos, la casualità. I due elementi fondanti danno vita allo spirito vitale, Dio, da cui ogni cosa promana. Questo principio vitale si chiama pathos, passione.
Nella sua analisi teologica sulla natura del divino, Mancuso non aveva analizzato la passione in senso erotico, rimandando l’operazione a future pubblicazioni. Lo fa con questo nuovo libro.

In “Io amo” l’amore è descritto come un’esplosione di energia che prima genera uno sconvolgimento (kaos) e poi un nuovo centro vitale (logos), attraverso il travaglio dei sensi e della sfera razionale ed emotiva (pathos), nell’intreccio della gioia con il dolore.
Ho trovato molto suggestive queste pagine. L’esplosione di energia che genera il kaos e poi il logos, viene dal nulla. Ma è un nulla pieno, un vuoto pieno.
C’è in me una particolare risonanza con questo concetto. Il vuoto è l’infinito, grazie al vuoto esiste la coscienza, la coscienza stessa contiene il vuoto. E dal vuoto, dall’energia creativa (che è amore) si muove il tutto. Quindi, senza il vuoto non ci sarebbe nulla.

Attraverso l’amore, l’uomo partecipa al miracolo della creazione e fa esperienza della natura di Dio: eros introduce kaos nel sistema ordinato dell’individuo, spezza l’armonia e genera un livello evolutivo superiore.
“L’impulso erotico è il caos che bussa alla porta. Anzi, che la abbatte”.

Non mancano nel libro alcune riflessioni sulla morale sessuale cattolica e su specifiche questioni quali il divorzio, la regolazione delle nascite, la transessualità, l’omosessualità, che l’autore preferisce prendere in considerazione in modo più completo come “omoaffettività”.
Molti altri sono i temi etici e sessuali esaminati nell’opera e trasposti nella visione di altre religioni, sia per verificarne la diversa elaborazione che per prospettare aperture che favoriscano un dialogo fecondo con la contemporaneità.

Ma, che siano di sesso maschile o femminile, che abbiano una sessualità orientata in un modo o nell’altro, tutti gli esseri umani sono portatori di vita. Non tanto nel senso biologico, bensì in quello più sacro di crescita personale, realizzabile grazie all’amore:
l’amore non si fa e non si ha, ma si è” perché “l’amore è il principio costitutivo dell’essere, lo è in quanto desiderio”.

Noi siamo desiderio, afferma il teologo, ma è richiesto un sistema di controllo per un movimento ordinato, la costruzione della personalità, la stabilità dell’orientamento sessuale.
La nostra volontà e la nostra intelligenza sono gli elementi attivi che gestiscono e orientano il sentimento d’amore. Che lo rendono capace di maturare in noi, come esperienza conoscitiva di noi stessi, ma anche della realtà dell’altro e del mondo intero. Che rivelano la componente altruistica dell’innamoramento: l’ego che si apre per fare spazio a qualcun altro.

Per tutto il libro, in effetti, si delinea con convinzione la necessità di un’educazione all’amore, di un’etica della sessualità.
L’educazione all’amore è fondamentale, perché un sentimento così travolgente può stravolgere. In nome dell’amore, ci dicono le cronache, ogni giorno si compiono atti di violenza, si versa sangue, si uccide.

L’umanità dunque, non ha bisogno di moralismi. Sono anch’io convinto che abbia invece molto bisogno di educazione e di etica, nel senso aristotelico del termine. Della capacità cioè di trovare, in ogni situazione, quel fragile ma altissimo punto di equilibrio, quella sintesi che costituisce il giusto mezzo tra due estremi.

Non è più tempo di ammettere una dimensione che escluda la cultura dell’amore, dell’aggregazione, delle relazioni.
L’amore può essere davvero il punto di vista privilegiato per guardare a tutta l’esistenza. La “guida per rinnovare in modo responsabile la fiducia nella vita”.
L’amore vero e puro, l’unica esperienza in grado di dare profonda autenticità al nostro essere al mondo.

Niccolò Branca

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4 comments
  1. Iris Gioia A. Le Piane says:

    Caro Niccolò,

    Ti sono grata per la condivisione.
    Interessantissima la tua recensione e quando scrivi del “Vuoto pieno” e di questa sintesi di Kaos e Logos…. da cui Pathos, sorgono intuizioni e nuove visioni.
    Sicuramente una delle mie prossime letture.

    Nel frattempo, desidero farti dono di questi versi sparsi…. la visione di Amore che coltivo da anni ormai, un componimento mai uguale perché di tanto in tanto sgorga un nuovo verso. Ad oggi, è così.
    Si chiama: Intimità Spirituale

    Cammini sulla spiaggia all’ora del tramonto
    cielo e mare iniziano i preliminari all’amplesso notturno.
    Ci sarà luna piena e bassa marea.
    La brezza salmastra si insinua fra i capelli e nelle narici.
    Ti riempi del soffio divino.
    Per poi restituitlo, riconoscente.
    Tutto va unendosi.
    Ogni cosa, torna a casa.
    Ti senti in pace.
    Ciascun passo è intriso della tua presenza,
    ogni granello di sabbia ti contiene.
    Ti senti felice, come se fossi solo.
    Non c’è sofferenza, perchè non c’è perdita alcuna, nè la paura di lei.
    Ma solo non sei.
    Accanto a te…un’anima affine scandisce il suo avanzare al medesimo ritmo.
    E’ silenziosa…
    Ed è rapita dalla bellezza circostante.
    Condividete il medesimo rapimento, ognuno dentro la propria pelle.
    Come due Soli che assaggiano una fetta di eterno senza abbandonare le proprie eclittiche.
    Se sei fortunato puoi chiamarla madre o padre, figlio o figlia, marito o moglie, amante…fratello… Maestro….o semplicemente “sconosciuto che ho incontrato da poche ore soltanto”.
    Non è importante il nome.
    E non è portante.
    Il nome può perdersi, seppellito dai detriti del tempo. Ad ogni crollo, sempre più in fondo. Vita dopo vita.
    Siamo isole non sole, in un mare di coscienza.
    Il mio mare e il tuo mare sono la medesima acqua.
    Il miracolo è che ti mostri nudo, senza indossare alcuna identità ….di nessun tipo e per nessun motivo, e
    che non c’è nulla da spiegare.
    Semplice.
    Nulla di Speciale.

    • Niccolò Branca says:

      Cara Iris,
      grazie per il dono di questa tua intima riflessione.
      Il titolo del tuo componimento poetico “Intimità spirituale”, dice già tutto. Si coglie infatti dalle tue parole che non c’è più né Osservatore né Osservato, ma tutti i sensi vivono il momento presente.
      “Vedere l’infinito in un granello di sabbia…” diceva William Blake.
      Cogliere l’attimo nella sua rivelazione, in una serena contemplazione. Forse è questa l’essenza dell’infinito.
      Un caro saluto

      Niccolò

  2. Giovanni Baldelli says:

    Caro Conte Niccolò Branca
    penso che l’Amore sia l’essenza della nostra immortalità. L’Amore, non l’innamoramento inteso come infatuazione, rende l’essere umano partecipe del perché nei momenti della nostra esistenza soffriamo, gioiamo, piangiamo, ridiamo, ci accaloriamo, siamo felici. Al contrario dell’istinto proprio degli animali, e talvolta in alcuni momenti anche degli umani, l’Amore ci mette a contatto con l’immortalità della nostra vita. Amare significa dare un valore alla vita incommensurabile ed eterno. L’Amore giustifica e determina la vita e la rende eterna, perché eterno è l’Amore che lasceremo dopo di noi.
    Un caro saluto.
    Giovanni Baldelli

    • Niccolò Branca says:

      E’ assolutamente vero, caro Giovanni, l’Amore è l’energia creatrice che muove tutto.
      Un caro saluto

      Niccolò Branca