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Gestire e misurare l’innovazione

L’Economia della Consapevolezza anche al Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, uno dei principali distretti europei dell’innovazione

 

Il 6 ottobre sono stato ospite della sesta edizione di “Gestire e misurare l’innovazione”, l’appuntamento annuale organizzato da Strategie & Innovazione  per discutere strumenti, esperienze e idee che aiutano a gestire e misurare il processo di innovazione aziendale.
L’evento è l’occasione, per le aziende partecipanti, di scambiare opinioni sui temi caldi che caratterizzano la gestione dell’innovazione, e di approfondirne alcuni partecipando a specifici gruppi di lavoro.

La memorabile giornata ha avuto luogo anche quest’anno all’interno del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, uno dei principali distretti europei dell’innovazione. Luogo di incontro tra ricerca e impresa, oggi il campus è sede di 67 ​resident partner – aziende, laboratori e centri di ricerca – per un totale di 1.900 tra addetti e ricercatori.​

Così, subito dopo il saluto di benvenuto di Milena Motta, Senior Partner di Strategie & Innovazione, ho avuto modo di parlare di Economia della Consapevolezza anche in questo tempio dell’innovazione.
Del resto, il concetto stesso di innovazione è totalmente coerente con i principi dell’Economia della Consapevolezza. La vera innovazione, infatti, crea sempre un valore diffuso, apportando qualità e benessere a tutta la filiera.

Ho iniziato focalizzando il mio discorso su alcune parole chiave che ruotano intorno all’Economia della Consapevolezza e le danno corpo.

Gestire e misurare l'innovazione

Interdipendenza. Con la pandemia, abbiamo compreso molto bene che siamo tutti legati gli uni agli altri e a ogni essere vivente di questo pianeta. Ora si tratta di applicare questo stesso concetto anche a livello aziendale.
Capire in profondità il significato dell’interrelazione, infatti, ci permette di intendere l’azienda come un vero e proprio Organismo Vivente che, per funzionare bene, deve essere sano in ogni sua parte.

Quando comprendiamo l’interdipendenza e la viviamo in ogni sfaccettatura della quotidianità, cominciamo ad apprezzare anche il valore della sinergia, intesa come il giusto equilibrio tra egoismo e altruismo. La sinergia è, di fatto, il punto d’incontro dove differenti soggetti, pur non abdicando alle proprie idee, cercano di collaborare per risolvere un problema.

Ecco allora che cambia anche la motivazione che guida il nostro agire.

In effetti, se comprendiamo i valori dell’interdipendenza e della sinergia, le nostre azioni non saranno più finalizzate al massimo ottenimento per noi stessi, perché ora siamo consapevoli che la nostra felicità dipende anche dalla felicità degli altri, dipende da ciò che è bene anche per gli altri.

Per questo, motivazione è un’altra parola chiave dell’Economia della Consapevolezza: se le persone prima di agire si chiedessero che cosa veramente li spinge a voler ottenere una determinata cosa, il mondo potrebbe davvero cambiare.
Guardare in faccia con estrema onestà la propria motivazione, significa vedere lucidamente quali saranno le ripercussioni delle nostre azioni, dei nostri obiettivi. Daranno un beneficio solo a noi stessi o anche agli altri?

Presenza è l’ultima parola chiave che ho posto in evidenza.
Essere Imprenditori del Presente significa capire che proprio nel presente stiamo gettando le basi del nostro futuro.
Sento spesso lamentarsi dei veloci cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca. In realtà l’impermanenza esiste da sempre: è una legge universale strettamente correlata alla vita stessa.
Per questo è necessario smettere di lamentarsi.

Chi si lamenta esce dal presente e non ha la chiarezza interiore necessaria per ascoltare ciò che la realtà che lo circonda gli sta dicendo. Dobbiamo invece imparare a elogiare l’impermanenza, cogliendo le nuove opportunità che traspaiono dal susseguirsi dei cambiamenti.

La mia generazione, in particolare, è figlia delle dicotomia che vede le aziende buone in quelle che non perseguono un utile, e le aziende cattive in quelle che traggono un ritorno dalla loro attività.
Nell’Economia della Consapevolezza invece il ritorno è visto come un Utile Generativo e, in questo senso, sono convinto che acquisti un vero e proprio significato valoriale.

Nei 176 anni di vita dell’azienda Branca abbiamo sempre perseguito un ritorno. Tuttavia, non abbiamo mai diviso tra gli azionisti più del 20/25%, investendo il rimanente 75% nell’azienda.
Solo così è stato possibile pagare sempre tutti i nostri collaboratori, esigere elevata qualità e comportamenti etici da ogni fornitore rispettando nel contempo gli impegni presi nei suoi confronti, occuparsi di ricerca e sviluppo, fare “innovazione senza improvvisazione” (come mi piace ripetere in azienda) e pagare le tasse dovute, contribuendo a dare sostegno e benessere a tutta la comunità.

L’utile così inteso diventa generativo. Ci dà la consapevolezza di essere parte di un progetto più grande di noi, aggiunge valore e senso alla nostra vita, ci fa sentire costruttori di un nuovo umanesimo.

      Niccolò

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