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Ho l’impressione che di questi tempi tutti ambiscano a essere leader: le persone, le imprese, i prodotti.
Il termine ricorre continuamente in qualsiasi documento aziendale e me lo ritrovo sempre sotto gli occhi nei briefing delle agenzie di pubblicità, nei documenti strategici del marketing, nei comunicati stampa.
Rimbalza senza sosta anche fuori dall’ambiente lavorativo, nei test proposti spesso dai magazine, oppure nei manuali che promettono facili soluzioni con titoli accattivanti quali “Le 5 caratteristiche di un buon leader” o “Le 10 frasi che un autentico leader non deve dire mai”.

Non c’è da stupirsi perciò che, nell’immaginario di molti, il leader assuma un aspetto preciso. Probabilmente quello di un eroe invincibile, in grado di prendere qualsiasi decisione senza mai esitare. Oppure, quello di una sorta di condottiero capace di imporsi sugli altri con coraggio, determinazione e forse anche un pizzico di rigore militare.

Ma cosa significa, davvero, essere leader all’inizio di questo millennio?
Che sono il capo? Che tutti mi seguono? Che sono unico?

In realtà tutti noi possiamo essere leader del contesto in cui viviamo e agiamo. Essere leader, infatti, vuol dire fondamentalmente prendersi cura dell’ambiente in cui si opera e assumersi la responsabilità degli esseri viventi che fanno parte di un gruppo.
Qualsiasi forma di gruppo: da quello con un numero esiguo di componenti come una famiglia, una squadra o una piccola impresa, fino a quello che ingloba le migliaia di dipendenti di una multinazionale o i milioni di persone che vivono in una comunità civile.

Non bisogna però dimenticare che più il ruolo del leader è elevato più aumenta la sua responsabilità, non il suo potere come si tende erroneamente a credere.
Perché le decisioni prese da chi ha un ruolo di rilievo cadono anche sulla testa di tutte le persone che si riferiscono a lui. E può trattarsi davvero di un numero elevatissimo di persone.

Si dice spesso che la capacità di motivare sia un’altra importante caratteristica che un leader deve possedere.
Credo però che, prima ancora, sia necessario considerare la capacità, da parte sua, di trovare dentro di sé una motivazione autentica e buona.

Per riuscire in questo, il leader deve sapersi osservare. Deve saper indagare nelle proprie emozioni con una mente chiara, senza cadere in balia dei veleni mentali.
Deve sapersi chiedere apertamente: qual è la mia vera motivazione? lo sto facendo per orgoglio? per rabbia? per invidia? per sete di potere o di denaro? per provare senso di appartenenza a una certa condizione sociale? per dimostrare che posso piacere?
Sono forse soltanto le mie sub-personalità che mi spingono a raggiungere quel ruolo?

La meditazione può essere di grande aiuto in questo frangente, perché sviluppa consapevolezza e confidenza con tutte le emozioni che fanno reagire, anziché agire. In seguito, l’osservazione durante la meditazione permette di indagare a fondo sulla vera motivazione che dà la spinta ad agire.

È davvero basilare, per un leader, trovare in sé una profonda e giusta motivazione. È un passo cruciale per poi avviarsi a costruire (o a ritrovare) ordine ed equilibrio armonioso in se stesso. Solo così potrà riprodurli anche fuori, e creare ambienti sereni.
Il leader infatti è, soprattutto, una persona che, tramite la saggezza, cerca di costruire serenità per la casa, per l’azienda, per la comunità in cui vive.

Un vero leader, in effetti, coopera incessantemente, tramite le proprie azioni, per il bene comune. Se tutti lo facessero, in poco tempo il mondo diventerebbe un posto migliore in cui vivere.
Se pure ognuno di noi applicasse questo stesso atteggiamento nel proprio contesto, tutti potremmo dare un concreto contributo al cambiamento. E non parlo solo di contesto aziendale.
In un condominio, ad esempio, il comportamento di una persona attenta alla raccolta differenziata dei rifiuti, può influenzare anche il comportamento dei vicini di casa, innescando così un corto circuito virtuoso.
Lo stesso può accadere in qualsiasi gruppo: tra genitori e figli, tra fratelli, in una coppia, in un gruppo di amici.

L’imperativo è agire, in ogni circostanza, con lealtà, con senso di responsabilità e di cura per gli altri. Essere di esempio, insomma. Perché è questo, soprattutto, che smuove gli animi, che produce una spinta positiva verso l’emulazione.
Ce lo ha detto anche la scienza, mettendo in luce i neuroni specchio, la straordinaria scoperta in grado di spiegare fisiologicamente la nostra capacità di porci in relazione con gli altri.

Ogni azione, del resto, genera un risultato, produce un effetto: è la legge causa-effetto.

Il battito d’ali di una farfalla può scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza.

Quando ci rendiamo conto che dalle azioni scaturiscono effetti sempre più allargati, pure in senso positivo, facciamo molta più attenzione al nostro agire.
Comprendiamo che possiamo essere creatori del nostro futuro e, compiendo azioni giuste, possiamo contribuire anche alla serenità delle persone che abbiamo accanto.

Un vero leader naturalmente conosce bene la legge causa-effetto, ma la vive in senso ancora più allargato, perché sa che la legge causa-effetto scaturisce dall’interdipendenza di tutti gli esseri viventi.
Per questo sa che non è possibile volere il bene solamente per noi stessi: il nostro benessere è indissolubilmente legato a quello degli altri.

Ecco, quelle che ho delineato sin qui sono, a mio parere, le caratteristiche indispensabili alla figura di un leader: capacità di osservarsi a fondo e trovare in sé una giusta e forte motivazione, immenso senso di responsabilità che deriva dalla coscienza dell’esistenza della legge causa-effetto e dell’interdipendenza di tutti.

Credo, infine, che un vero leader sia demiurgico. E che abbia piena consapevolezza di questa sua creatività, della propria capacità di dare vita a una nuova realtà.
È un concetto molto ampio e complesso questo, che mi ripropongo di sviluppare al più presto.

Niccolò

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10 comments
  1. Marcella Zoccoli says:

    Caro Dr. Niccoló, la ringrazio per la sua risposta, mi emoziona e mi riempie di gioia. Come anticipato, mercoledí scorso ho giá sottoposto il progetto preliminare al docente di riferimento per le tesi. Nel frattempo dovrei sottoporre alla sua attenzione le bozze delle domande e del metodo di ricerca per concordare con lei un piano di lavoro condiviso che possa essere di mutuo interesse. Entro il 27 di Aprile infatti devo consegnare alla commissione il progetto finale completo con la conferma che la F.lli Branca ha accettato ufficialmente la partecipazione al progetto. La ringrazio per volermi indicare la modalitá piú opportuna per inoltrarle per la fine di Marzo il research plan.

    Grazie, cari saluti
    Marcella

    • Niccolò Branca says:

      Cara Marcella,
      la farò contattare in privato al più presto.
      Un caro saluto

      Niccolò

      • Marcella Zoccoli says:

        Dr. Niccoló, la ringrazio nuovamente per l’opportunitá.
        Cari saluti e auguri per una serena Pasqua a lei e famiglia.
        Marcella

          • Marcella Zoccoli says:

            Caro Dr. Niccolò ci siamo!
            Un messaggio per informarla che la proposta di tesi è stata approvata dalla commissione universitaria ed è stata accettata in prima battuta e anche con inaspettato entusiasmo considerando che la giuria era composta per la maggioranza da docenti finlandesi che come è noto sono un popolo piuttosto riservato e poco espansivo…davvero una magia nella magia. Ho già incontrato il mio relatore che è entusiasta di questo progetto e tutti sono felici per il mio imminente viaggio in Italia. Procedo con coraggio il mio volo virtuale accanto a lei in questa meravigliosa avventura alla ricerca di un significato nuovo di leadership e di leader, che possa essere di aiuto e di supporto soprattutto per le giovani generazioni, affinche’ possano affrontare l’urgenza e la complessità dei problemi del nostro tempo con la saggezza e l’intuizione e di portare questa e le prossime generazioni in un futuro di serenità e prosperità.
            Alla prossima!
            Grazie, un caro saluto
            Marcella

          • Niccolò Branca says:

            Cara Marcella,
            è davvero una grande gioia apprendere di questo significativo passo avanti. Significativo perché l’interesse dell’università finlandese, sancisce l’evidenza del cambiamento che è in atto.
            Ed è ancora più importante, proprio perché si tratta di un’università, quindi del luogo deputato alla formazione delle nuove generazioni di imprenditori e di manager.
            Mi auguro che tutti loro, in futuro, possano unire sempre più passione e soddisfazione al mondo del lavoro.
            Un caro saluto

            Niccolò

  2. Marcella Zoccoli says:

    Coincidenze? No, connessioni.

    Caro Dr. Niccoló, eccomi qui dopo poco piú di un anno a riscriverle sul blog.

    Buongiorno sono Marcella, ci siamo incrociati brevemente in Ottobre 2014 a Milano nei giorni del CoachingExpo. In quell’occasione tenevo stretta in mano una copia del suo libro. Tra noi poche parole, uno sguardo, la sua dedica: “A Marcella, il lavoro come quella dimensione dove sperimentare la comunione con l’Essenza”. Da quel momento senza saperlo iniziava una fase nuova della mia vita.

    Come forse ricorderá, da lí a pochi mesi entravo in ospedale per un modesto intervento ad un rene, uno stop forzato, una routine per i medici, ma non per me, abituata ad andare avanti sempre e nonostante tutto (donna, mamma single, manager).

    Quell’intervento/evento é stato l’ultimo atto di un capitolo intenso di “Vita nella Vita” ricco di fatiche, sacrifici, ombre, paure, a volte ingiustizie e condito da un ciclo triennale di tanta solitudine ed immensi ma benedetti spazi eremitici dove ho affrontato con successo sfide esistenziali e cicli evolutivi.

    La sua influenza/presenza, le sue parole e auguri han fatto da colonna sonora ad un 2015 che per me e per chi mi é stato vicino ha rappresentato davvero il tempo del mio “salto quantico”. Infatti, a fine Aprile 2015 a distanza di ben 35 anni incontro Massimo, un ex-compagno delle scuole medie, e non a caso ex atleta di salto con l’asta, il quale vive in Finlandia da vent’anni. Un incontro karmico che dará una nuova forma alla nostra vita.
    All’inizio di Luglio 2015 trovo il coraggio e l’intelligenza di chiudere un ciclo lavorativo ormai maturo e compiuto; concludo, dopo tanti viaggi Venezia-Milano e ritorno, il corso per diventare Personal Coach, e mi trasferisco qui nella Finlandia centrale ritrovandomi innamorata di Massimo e affrontando un’avventura incredibile in un paese dai paesaggi magici, dai contrasti paradossali e dove riscopro una umanitá semplicemente ricca di genuina autenticitá. Mi rimetto in gioco a quasi 49 anni, con una vita alle spalle dove gioie e responsabilitá, a volte anche pesanti, hanno danzato seguendo l’onda del flusso del mio “Esser’ch’I” e sperimento e confermo che “In noi c’é giá tutto ció che ci deve essere, dobbiamo solo divenirne consapevoli”.

    Dopo la sofferenza, la felicitá caotica, l’allenamento al cambiamento e finalmente la trasformazione e il trasferimento, ho deciso di staccare un pó dal lavoro tradizionale e concedermi un periodo di pace e di chiarezza dedicandomi tra le altre cose a una delle mie passioni: lo studio. Lo scorso settembre mi sono iscritta ad un Master MBA qui in Finlandia, essendo un longlife learner e vivendo nel paese dell’eccellenza formativa, come avrei potuto resistere?!

    Oggi le scrivo perché domani pomeriggio presenteró ufficialmente la mia proposta di tesi al supervisore di commissione. Ieri, quasi come in un rito scaramantico, prima di inviare il file preliminare al sistema universitario, ho visitato il suo blog, trovando il suo articolo sulla Leadership!

    Una coincidenza? No, un ennesimo segnale di connessione. Mi stupisco sí, ma di meraviglia nel verificare ancora una volta la sua presenza virtuale sul mio cammino.

    L’argomento della mia ricerca é il suo modello di leadership. Parleró della sua azienda e della sua storia di uomo, conte filosofo e leader innovativo. Questa tesi oltre a essere l’atto conclusivo del Master previsto per fine anno 2017, rappresenta soprattutto il mio gateway to the future e quindi l’inizio ufficiale di una seconda Vita in questa Vita.

    Dr. Niccoló, ci tenevo a scriverle ed é arrivato il momento di trovare il coraggio per chiederle semplicemente se é possibile contattarla per condividere questo progetto di tesi ed esplorare insieme il giusto porto creativo verso il quale dirigerlo.

    Un caro saluto con gratitudine,
    Marcella

    • Niccolò Branca says:

      Cara Marcella,
      grazie per questo bel racconto di vita vissuta, la cui lettura mette una grande allegria, con quella straordinaria serie di avvenimenti e di sincronicità che si inanellano senza fine.
      Mi fa molto piacere sentire l’entusiasmo e la gioia che oggi traspaiono dal suo scritto e mi complimento con lei per il coraggio con cui invece, in passato, ha affrontato prima le fasi di buio e poi quelle successive di cambiamento e di rinascita.

      Naturalmente non posso che ringraziarla per l’attenzione che ha sin qui dedicato al mio pensiero. E ancora di più per la tesi che intende sviluppare intorno alla gestione della F.lli Branca.
      Mi faccia sapere, attraverso questo blog, se l’università finlandese ha accettato il suo progetto. Poi troveremo di sicuro il modo per procedere.
      Le mando un caro saluto e aspetto sue notizie

      Niccolò

    • Marcella Zoccoli says:

      Caro Dr. Niccolò,
      mi permetta di ringraziarla pubblicamente per la sua squisita ospitalità, per il tempo che ha dedicato all’inizio dei lavori della mia tesi e all’opportunità di visitare il museo Branca. Nella sua azienda si respirano in sincrono le tre dimensioni passato-presente-futuro, esse si fondono, avvolgono e accompagnano il visitatore in un viaggio esperienziale tra sogno e realtà caratterizzato da tre elementi autentici: la semplicità, la passione e la creatività. Si percepisce il ‘continuum for care’ per le persone che le generazioni Branca hanno mantenuto nel tempo con differenti approcci e modalità. Una volta concluso il ‘viaggio Branca’ si torna a casa con l’anima appagata, con un senso di pienezza e di fiducia. Parliamo per un attimo di fiducia e leadership. Le pongo una domanda.
      La fiducia è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto sano e produttivo. Secondo lei, per un vero leader, è sufficiente assumersi una grande responsabilità per creare una comunità basata sulla fiducia?
      Grazie a presto.
      Un caro saluto Marcella

      • Niccolò Branca says:

        Cara Marcella,
        l’apparente semplicità della sua domanda conduce in realtà verso una concatenazione di elementi.
        Sono d’accordo con lei: la fiducia è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto sano e produttivo. Tuttavia sono convinto che in ogni tipo di relazione, che sia privata o professionale, la fiducia non deve essere mai accordata una volta per tutte, in modo cieco e incondizionato.
        Credo invece debba essere tenuta viva e alimentata da entrambe le parti con un arricchimento continuo, ma anche con delle verifiche a riprova che quella fiducia è stata ben riposta.

        Allo stesso tempo nel nutrire il rapporto, da un lato, e dall’altro nel verificarne la vitalità e la consistenza, noi ci assumiamo anche la responsabilità dell’esito di questa relazione. Non la scarichiamo tutta sull’altra parte, salvo poi sentirci stupiti e traditi se qualcosa va storto.

        Ecco, posto questo alla base del discorso, devo poi aggiungere che, per quanto mi riguarda, se l’altra persona tradisce la mia fiducia per me il rapporto inevitabilmente va chiuso.
        Non mi sto riferendo alla possibilità di sbagliare, naturalmente. Sono consapevole che l’errore fa parte della nostra natura umana. Sto parlando invece di malafede, di macchinosi espedienti che celano altre intenzioni o di palese disonestà. Di fronte a tutto questo sono certo di non potermi di nuovo aprire a un rapporto basato sulla fiducia.

        D’altra parte, c’è assunzione di responsabilità anche nella volontaria ammissione del proprio errore. Sono in grado di dichiarare apertamente il mio errore proprio in quanto consapevole del contributo che sto dando al progetto di un’impresa o nella costruzione di un rapporto umano. Preferisco rischiare di mettere me stesso in cattiva luce, piuttosto che aggiungere danno mettendo a repentaglio il risultato complessivo.

        Ecco allora, Marcella, che arriviamo alla risposta diretta alla sua domanda.
        Il vero leader è certamente consapevole dell’enorme responsabilità insita nel suo ruolo. Ma una comunità basata sulla fiducia può nascere solo quando tutti gli elementi che ne fanno parte sono consapevoli dell’importanza di assumersi – ognuno per quanto compete al suo ruolo – la propria fetta di responsabilità.

        Cara Marcella, buona continuazione con la scrittura della sua tesi!
        Sono felice che si sia trovata bene in Branca nel giorno della sua visita. E la ringrazio molto per avermi voluto comunicare queste sue belle impressioni.
        Un caro saluto

        Niccolò