La luce dentro al buio


La luce dentro al buio

Ogni giorno è un buon giorno per iniziare a conoscersi meglio, per scoprire come funziona la nostra mente

 

C’è un’espressione che in passato abbiamo sentito tutti – e fin troppo spesso – a proposito di qualsiasi tipo di previsione economica, occupazionale o di marketing: “vedere la luce in fondo al tunnel”.
Ci è già stata proposta così tante volte da innescare automaticamente battute a non finire, compresa la celeberrima replica di Woody Allen: “Speriamo che non sia un treno”.
Credo però di non aver mai sentito ripetere tanto di frequente “luce in fondo al tunnel”, quanto in questo periodo di Coronavirus: questo lungo episodio della nostra esistenza, come genere umano, che ci vede tutti segregati nelle nostre case e sgomenti per il futuro della nostra salute e non solo.

Proiettati come siamo sul desiderio  (proprio perché siamo umani…) ci chiediamo incessantemente quando riusciremo a rivedere la luce. Dimenticando che non può esistere luminosità senza buio, che la luce è ciò che ci permette di vedere l’oscurità e viceversa.
E intanto ci scordiamo di cogliere il momento. Perdiamo l’attimo. Perdiamo di vista la verità fondamentale che ogni giorno va bene così com’è, è giusto per ciò che è.

In queste giornate buie, ma giuste, dovremmo dunque evitare di proiettarci soltanto nel desiderio o immergerci nell’avversione per ciò che accade, o ancora imbrigliarci nelle mille elucubrazioni che fanno seguito all’avversione nei confronti del fatto.La luce dentro al buio

Al contrario, stare nel fatto, stare nel buio, ci permette di vedere la luce.
E la luce non è soltanto alla fine di un ipotetico tunnel. La luce c’è già. Parafrasando un proverbio maori: “Va verso la luce, e le ombre cadranno dietro di te”.

La luce c’è già, è qui con noi: dobbiamo solo dedicare del tempo per imparare a vederla, a riconoscerla.

Che cosa accade, invece? Dopo averlo tanto agognato, siamo finalmente giunti ad avere tempo libero a disposizione. Ma ora non sappiamo più che farne. Così cerchiamo di ingannarlo, di ammazzarlo addirittura.
Ed è curioso come, in questo, noi esseri umani siamo tutti accomunati. Il detto “ammazzare il tempo” esiste anche in altre lingue: to kill time, tuer le temps, matar el tiempo…

Così molti cercano di distrarsi con le più disparate attività che è possibile praticare pur rimanendo in casa: c’è chi sforna torte, pani e pizze a ciclo continuo; chi non si fa sfuggire l’ultimo corso di yoga o di pilates online; chi inoltra sempre, a tutta la propria rubrica telefonica, ogni video che riceve su whatsapp.
Ci si rassegna a tirar sera, ad “ammazzare il tempo” per l’appunto, ad aspettare con ansia un futuro in cui sarà bello ritornare ad agitarsi senza posa, proprio come un tempo, e potersene lamentare.

Questo periodo ci offre invece la preziosa opportunità di imparare a vivere il tempo senza esserne schiavi, a equilibrare le scansioni, a coltivare interessi più liberi e creativi, a immergersi nel silenzio dell’isolamento e ritrovare se stessi.
Le altre sono solo attività di contorno se si compiono senza consapevolezza. Perché soltanto attraverso la consapevolezza alimentiamo la luce che c’è in noi.

Ogni giorno, in effetti, è un buon giorno per iniziare a conoscersi un po’ meglio, per scoprire come funziona la nostra mente.

Imparare a stare nello spazio vuoto di tutto ciò che in noi crea disagio, di ciò che non vogliamo vedere e sentire. Quanta energia, quanto valore e quante possibilità ci sono in quel silenzio…

La ricerca personale, il radicamento in sé stessi è un viaggio in solitaria. Ecco allora la necessità del silenzio come spazio creativo.
Nel silenzio c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno per conoscerci e riprendere fiducia in noi stessi. È un passaggio che va affrontato, ed è un vero e proprio dono di amore e cura di sé.

Allora la nostra voce interiore, nutrita dalla fiducia, emerge inviolata da quel silenzio e, se vogliamo ascoltarla, ci parla.
Ci permette di capire che cosa ci fa agire con certe modalità in certe circostanze. Ci svela a quali allettanti attrattive, a quali modelli del mondo esteriore, a quali lusinghe, cedono più facilmente le nostre parti più fragili e ferite. Ci mostra qual è invece la parte di noi che non si lascerà mai corrompere dal dolore e dai compromessi.
Perché noi siamo come un meraviglioso cielo adombrato da nuvole. Siamo fatti di luce. E avere consapevolezza che ci sono nuvole che adombrano il nostro cielo, ci rende quegli esseri unici che siamo e permette al nostro sole di splendere in tutta la sua bellezza.

Il viaggio dentro di sé è un percorso tra i più misteriosi e affascinanti. Una scelta coraggiosa che vale sicuramente la pena di compiere, oltre la paura dell’ignoto.
Ricordando che la luce non è in fondo, a destra o a sinistra, ma è già qui con noi. Dentro la nostra grande oscurità, la nostra zona di ombra ancora inesplorata.

                               Niccolò