L'Economia della Consapevolezza a Fahrenheit


L’Economia della Consapevolezza a Fahrenheit

 

Fahrenheit, i libri e le idee” è un programma radiofonico di grande successo in onda ogni pomeriggio, da più di vent’anni, sulle frequenze di Rai Radio 3.

Il nome della trasmissione è ispirato a “Fahrenheit 451”, il libro scritto nel 1953 da Ray Bradbury e, negli anni Sessanta, trasposto in un omonimo film con la regia di François Truffaut.
Ambientato in un imprecisato futuro, il famosissimo romanzo descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un grave reato. L'Economia della Consapevolezza a Fahrenheit
Con queste premesse è forse superfluo aggiungere che ciò che muove la trasmissione, sin dai suoi esordi, è indubbiamente l’amore per i libri e tutto ciò che gravita intorno a essi.
Il suo palinsesto prevede infatti interviste su temi di attualità culturale, incontri con gli autori e spazi dedicati alla poesia, alla caccia a libri introvabili e ai collegamenti con librerie, biblioteche, festival e altre manifestazioni artistiche.
Tra le voci che si avvicendano alla conduzione del programma vi sono quelle di Loredana Lipperini, Felice Cimatti, Carlo D’Amicis, Tommaso Giartosio e Graziano Graziani.

Sono stato ospite di Fahrenheit proprio l’ultimo giorno dell’anno appena finito, per parlare di Economia della Consapevolezza.
In collegamento anche Leonardo Becchetti, docente di economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata e autore (con Luigino Bruni e Stefano Zamagni) di “Economia civile e sviluppo sostenibile. Progettare e misurare un nuovo modello di benessere”.

Molti gli argomenti toccati nel corso dell’intervista: dalla finanza etica al commercio equo e solidale, dal microcredito all’economia carceraria, fino alla motivazione che fa scattare la scintilla e dà l’avvio all’azione imprenditoriale.

Ma si è dato speciale spazio anche a un altro dei temi che mi stanno particolarmente a cuore. Intendo riferirmi al grande potere che i consumatori possono esercitare, attraverso le loro scelte d’acquisto, premiando o sanzionando il comportamento delle aziende.
Non è eccessivo definire un atto di acquisto come una forma di grande potere, perché quella singola azione ripetuta più volte da molti in una stessa giornata e centinaia di volte in un mese, è capace di incidere sulla realtà del mercato fino a modificare le strategie aziendali.

Tutti, in effetti, in quanto consumatori possiamo noi stessi diventare agenti di cambiamento.
In primo luogo informandoci con cura sulle storie che i beni prodotti o i servizi erogati si portano dietro. In seguito, attraverso una rinnovata presa di coscienza e una sempre maggiore assunzione di responsabilità nei confronti della collettività, possiamo contribuire a costruire l’offerta di quei beni e servizi, diventando in un certo qual modo co-imprenditori.
Con ogni nostra decisione di acquisto possiamo, in ultima analisi, indirizzare i modelli produttivi e orientarli sempre di più verso il rispetto delle persone e dell’ambiente.

Condivido con voi la registrazione dell’intervista

che durante la trasmissione era stata preceduta dalle interessanti dichiarazioni di un ascoltatore di Palermo

a caccia dell’ormai introvabile “Per fare un manager ci vuole un fiore”, il mio primo libro sul tema dell’Economia della Consapevolezza.

                                                             Niccolò